Nel corso degli anni ha cambiato il nome, ma mai la sua identità! Dal campo sportivo “Dux”, a “Comunale”, fino all’intitolazione a “Dante Popolla”, tragicamente scomparso nell’affondamento, nel mare antistante Siracusa, del piroscafo “Conte Rosso”, che trasportava 2727 soldati sul fronte africano il 24 maggio 1941. Fatto sta che quel signore che padroneggia lungo le sponde del Sacco in questi giorni ha compiuto 90 anni! Inaugurato il 9 dicembre 1934 con la partita amichevole Lazio–Frosinone, terminata 6 a 3 per i biancocelesti, quella struttura ha accolto centinaia di tifosi ed è stato teatro di altrettante emozioni nel corso della sua lunga vita .
L’ articolo che racconta la partita inaugurale del campo sportivo ceccanese è consultabile nell’archivio “LazioWiki” e, scorrendo le formazioni, l’attenzione non poteva non andare al nome del più grande centravanti della storia del calcio italiano: Silvio Piola, campione del mondo nel 1934 e detentore di record ancora oggi ineguagliati se non in parte: maggior numero di reti (274) in Serie A; record di marcature in una singola partita (6) uguagliato solo da Omar Sivori; calciatore più anziano a vestire la maglia della nazionale prima di Dino Zoff (a quasi 39 anni in Italia–Inghilterra nel 1952). Quel giorno a Ceccano Piola realizzò una doppietta di cui uno su rigore ed è bello ricordare che il nostro campo fu tenuto a battesimo da uno dei calciatori più iconici della storia del pallone. Nella formazione della Lazio spiccava, tra gli altri, un nome particolarmente importante del calcio moderno: Gipo Viani, che ai più giovani dirà poco ma che viene annoverato tra gli innovatori ante-litteram della tattica, commissario tecnico della nazionale e di quella olimpica nel 1960, gli viene riconosciuta l’introduzione del ruolo del “Libero”, che fino ad allora non veniva contemplata nelle formazioni e chissà se proprio in quel giorno maturò la sua idea di arretrare un calciatore dietro i difensori!

Inoltre, nell’articolo è curioso rilevare come i rapporti non proprio amichevoli tra i tifosi ceccanesi con la squadra del Frosinone già esisteva fin dagli albori della storia calcistica provinciale, scrive infatti il giornalista “ … neppure il fattore campo è stato propizio ai giocatori giallo-azzurri, perché gli sportivi ceccanesi hanno tifato grandemente per la Lazio, permettendo così a questa di non rinunciare anche al gioco duro …”

Tornando al giorno inaugurale, l’unica foto da cui possiamo farci un idea di come si presentava quel giorno il campo è riportato sul libro dello storico Tommaso Bartoli, pubblicata sul suo libro “Cacio e calcio rosso-blu” nel 1996, la gradinata nord che ospita oggi i mitici ultras del Ceccano non era ancora stata realizzata e nel posto dei vecchi spogliatoi è presente una tettoia di una colonia solare intitolata a F. Avallone, e della tribuna centrale si scorge una pretenziosa colonna sormontata da un capitello ma, come racconta sempre Bartoli all’indomani della guerra le tegole e le colonne delle strutture furono trafugate per essere utilizzate come materiali edili nella ricostruzione di qualche casa.

Nell’immediato dopoguerra inizia un periodo d’oro per la squadra ceccanese, sotto la guida dell’industriale Annunziata, e il campo torna ai suoi splendori con la costruzione di spogliatoi al posto della colonia solare e addirittura una tribuna in legno in corrispondenza del lato fiume e il campo ospita amichevoli di lusso contro squadre di serie A e la squadra campione di Norvegia. A tal proposito è suggestiva – per l’immensa passione che animava i tifosi – la foto scattata durante l’amichevole con la Salernitana con gli spalti gremiti a tal punto che non erano riusciti contenere tutti e per tale motivo tanti si erano assiepati sulla collina del Pischitu Matarazzu – allora sgombro di abitazioni – e sui tralicci dell’alta tensione a testimonianza dello straordinaria partecipazione di pubblico.

Nel corso degli anni il campo ha visto altre imprese sportive ed ha visto esibirsi altri campioni, ha subito altre trasformazioni e ristrutturazioni con la realizzazione di moderni spogliatoi, impianti di illuminazione, posa di un manto erboso fino al recente nuovo manto di nuova generazione, ma da sempre ha costituito un punto fermo nel cuore dei tifosi e soprattutto ha alimentato i sogni di tanti ragazzi, e chissà che prima e poi, nei prossimi anni, qualche giovane promessa proverà ad emulare Augusto Ive che, dal campo in terra battuta del Dante Popolla giocando nel torneo delle contrade nel 1962, riuscì ad esordire in serie A nel 1966 vestendo la maglia della Spal, ad oggi unico ceccanese ad aver giocato nella massima serie.
Ancora una volta buon compleanno al nostro stadio!
Luigi Compagnoni