Atto Primo da… favola!

E’ tutto maledettamente vero. Stramaledettamente. Come uno schiaffo che ti arriva in faccia all’improvviso. E potremmo continuare all’infinito a scegliere metafore, paralleli, verbi, aggettivi, sinonimi e contrari, per descrivere l’ingegneristica maestria con cui Sara Silvestri e le Atto Primo, ancora una volta, sono riuscite a mettere in scena sul palco quello che tutti i giorni viviamo dentro. Senza riuscire a dire tutto dello spettacolo Non ci sarà più un’altra volta che ha chiuso la stagione teatrale all’Antares di Ceccano. Un ironico – ma anche amaro – lavoro di taglia e cuci sugli stereotipi che la società moderna è riuscita a costruire con le favole, le più belle, quelle a cui siamo e resteremo sempre legati. Attualizzare oggi quei ruoli – quello di indifese creature salavate dal protettivo cavaliere – sembra quasi un paradosso e Sara Silvestri è riuscita concentrando tutto sul quel dualismo che oggi – e per fortuna! – ci sta un po’ troppo scomodo. Perché, diciamocelo senza problemi, quel principe azzurro quanto lo abbiamo amato, desiderato, osannato e adorato… Quanto? Al punto da non riuscire a far altro che odiarlo per tutte le volte che, alla fine, non è riuscito a farci felici, ad adorarci e osannarci? Sara ci è riuscita a metterlo in un angolo, a tenerlo quasi due ore in silenzio mentre sfilavano Biancaneve, Cenerentola, la Bella Addormentata e quell’esagitata di Cappuccetto Rosso. Sara ci ha un po’ vendicato tutte, magari senza riuscirci completamente, perché lo ha costretto ad ascoltarci, come vorremmo averlo fatto almeno una volta nella vita. Della serie: ora ti siedi e mi ascolti! E da lì un fiume in piena. Con l’energia, l’animosità, l’incoerenza, in certi istanti, che solo le donne riescono a tirare fuori. Certo, alla fine ha vinto ancora lui, quell’antipatico del principe azzurro che continueremo a cercare nei secoli dei secoli. Ecco, Sara ci ha lasciato un paio di ore a riflettere, spezzando gli intermezzi con le faccende, con gli omaggi alla città, la sua città, che dimostra di amare e che lei sola riesce a raccontare così bene! Anche se proiettata nel fantastico mondo delle favole. Anche se alla fine non riusciremo a liberarci mai di quello str… del principe azzurro!

Di più non diremo dello spettacolo Non ci sarà più un’altra volta firmato e diretto da Sara Silvestri (giudice del tribunale delle favole), messo in scena sul palco dell’Antares con le Atto Primo Giovanna Casalese (Biancaneve), Manuela Casalese (Cappuccetto Rosso), Melissa Del Brocco (Bella Addormentata), Nicla Langiu (Cenerentola); con il principe azzurro Fabrizio Tanzini; e anche con il dietro le quinte assicurato da Eleonora De Angelis e Chiara Carlini. Non diremo perché quanti l’avessero perso e quanti volessero rivederlo avranno un’altra volta (questa sì) per poter ridere del modo di essere donne e uomini oggi, nella replica estiva che ci sarà a Castel Sindici.

Annunci

Ceccano è bella! Ceccano è viva!

La Ceccano che amo è quella che una domenica di fine marzo mi ha emozionato in un inatteso concerto nel santuario di Santa Maria a Fiume. E’ stato facile accogliere l’invito di Donatella e Daniela perché il ricordo di Cesarina, la loro mamma scomparsa all’improvviso dieci anni fa, lo porto nel cuore come i tanti, tantissimi, che ne hanno conosciuto la profonda dolcezza e la purezza d’animo. Mentre entravo in chiesa ho iniziato a riflettere su queste due splendide future mamme (“sorelle da cui puoi aspettarti di tutto” ripete spesso il marito di Donatella, Alessandro) che si sono dimostrate il miglior lascito di Cesarina su questo mondo. Insieme le sorelle Aversa hanno pensato, studiato, promosso e coordinato un pomeriggio che ha allontanato dal dolore, accompagnando il pubblico in un meraviglioso viaggio tra musica, poesia, Fede e tanto Amore. “Durante questo concerto faremo un viaggio nelle emozioni diviso in tre parti: cominceremo riflettendo sul passato, sui ricordi, sull’amore; la seconda parte riguarderà invece la fiducia, la Fede in Dio e l’ultima parte parlerà della Vita, di quanto sia unica e preziosa e di quanto sia importante lottare sempre e non arrendersi mai.” L’hanno spiegato così, semplicemente, eppure quello che ne è venuto fuori ha spiazzato per l’eccezionale bellezza. Grazie alla collaborazione di professionisti e soprattutto “amici veri” che hanno scelto di appoggiare Donatella e Daniela “senza pensarci su due volte” – Stefano Giovannone, Fabrizio Belli, Daniela Lecce, Ilenia Bartolomucci, Francesco Mattacchione, Romeo Recchia e Cinzia Cristofanilli che ha prestato la sua voce -; grazie al sostegno che mai è mancato negli anni dal provinciale dei Padri Passionisti, padre Antonio Mannara, l’atmosfera in chiesa è diventata magia pura sulle note di Playing love (Ennio Morricone), Merry Christmas Mr. Lawrence (Ryuichi Sakamoto), Yesterday (Beatles), Wish you were here (Pink Floyd) e Sweet child o’ mine (Guns N’ Roses).

cesarina

Poi il ‘Messaggio di tenerezza’
Questa notte ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte rivedevo tutti i giorni della mia vita.
Per ogni giorno della vita passata,
apparivano sulla sabbia due orme: una mia e una del Signore.
Ma in alcuni tratti vedevo una sola orma
che coincideva con i giorni più difficili:
i giorni di maggior angustia, di maggior paura e di maggior dolore.
Allora ho detto: “Signore,
Tu avevi promesso che saresti stato con me, sempre,
e io ho accettato di vivere con te.
Allora perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?”.
E lui mi ha risposto: “Figlio mio,
tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:
i giorni in cui hai visto solo un’orma sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio.

“Questo ‘Messaggio di Tenerezza’ era incorniciato e appeso su una parete della nostra casa. Un messaggio a cui Cesarina era molto legata, che parla di fiducia, di Amore e della Fede in Dio che è stata una parte fondamentale e molto importante della sua vita”.

Per arrivare al cielo, alle stelle, al Paradiso “da dove i nostri cari ci guidano e ci seguono”, Starlight (Muse), Nuovo Cinema Paradiso (Ennio Morricone), Counting stars (One Republic) e Starway to Heaven (Led Zeppelin).
Nel finale un inno alla vita: “Amate la vita, nonostante le brutte sorprese che può riservarci, è unica, è la sola che abbiamo e va vissuta al meglio. Dobbiamo vivere il doppio, anche per chi ci ha lasciato. Cesarina aveva riposto nel portafoglio un ritaglio di giornale che riportava un messaggio di Madre Teresa di Calcutta. Lo abbiamo trovato dopo la sua scomparsa e lo portiamo sempre nel cuore e stasera lo lasciamo a tutti voi a nome suo:

VIVI LA VITA
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

Tra le note di New born (Muse), Don’t stop me now (Queen) e Viva la vida (Coldplay) l’introduzione alla parte più bella, quella dedicata alle mamme, le mamme come Cesarina, le mamme come Donatella e Daniela:

“La donna, quando partorisce, è nel dolore perché è venuta la sua ora: ma, quando ha dato alla luce il suo bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi ora siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.”
Questa è la frase che abbiamo scelto 10 anni fa per il ricordino di Cesarina – hanno ricordato le sorelle Aversa – e mai come ora per noi è così importante visto che tra pochissimo diventeremo mamme. L’ultimo brano lo dedichiamo appunto a tutte le mamme: She (Aznavour). Nell’esecuzione si unirà a noi Cinzia Cristofanilli che canterà il testo della bellissima cover interpretata da Laura Pausini dal titolo ‘Uguale a lei’, una canzone che ognuno di noi questa sera può dedicare alla propria mamma, riflettendo sul grande valore di queste donne che ci amano incondizionatamente e ci guidano e ci sostengono fino al loro ultimo respiro. Grazie mamma.

Ci vuole coraggio per ritrovarsi a raccontare la propria mamma che non c’è più, ci vuole forza a raccogliere le parole preziose che raccontano i gesti quotidiani di una mamma che continua ad esserci attraverso quelle che molti, con superficialità, continuiamo a chiamare ‘coincidenze’. Donatella e Daniela – sostenute dal loro papà Mario e dai mariti Alessandro Urbani e Alessandro Moscato – hanno chiesto aiuto alla musica e il risultato che ne è venuto fuori è sbalorditivo. In un arco di tempo che è sembrato davvero troppo breve, interrotto solo dagli applausi andati avanti per ogni esecuzione e nel finale per diversi minuti, tutto ha fatto pensare al bello. Sono Donatella e Daniela il bello. E ancora di più lo sono le creature che portano in grembo e che avranno modo di sentirsi orgogliose di aver avuto una nonna tanto speciale.

Torna Angelino Stella con I Divoratori del Presente

Uscirà a breve in tutte le librerie il secondo volume de “I divoratori del Presente – Gli untori del domani”, dal titolo “Un amico interstellare”. A distanza di 8 anni dal primo romanzo, Angelino Stella torna a percorrere la strada che lo ha contraddistinto sia durante la sua attività politica che durante quella letteraria. Una lotta per la difesa del territorio, sempre più bullizzato e martirizzato da politici, imprenditori, curie, lobby, gente comune, tutti dediti alla ricerca del profitto immediato a svantaggio delle future generazioni. Torna a parlare delle battaglie di una vita in un libro che è al tempo stesso romanzo, saggio, raccolta di poesie e di pensieri filosofici. Un’immersione vera nel mondo controcorrente di un combattente vero, che per portare avanti le proprie battaglie ambientali ha spesso messo da parte gli interessi personali e politici, finendo, solo apparentemente oggi, in un angolo. In questo spazio che per molti sarebbe potuto apparire ristretto, ha prodotto quest’opera impegnativa, complessa ma appassionata, in cui ci ricorda in ogni passaggio che la nostra vita, e quella delle future generazioni, passa attraverso le nostre azioni quotidiane. Il libro sarà presentato nel mese di giugno, tutti i dettagli saranno forniti a breve.

Immagine1

Sesso, il punto di vista che nessuno vuole sentire

Noi non siamo dei demoni tentatori, delle streghe o delle puttane.
Il nostro corpo non è volgare, non va coperto.
Il piacere sessuale non è peccato.
L’orgasmo non è, e non deve essere, un’esclusiva maschile.
Darsi piacere non è una pratica necessaria per gli uomini e sconveniente per le
donne.
È libertà, esplorazione, conoscenza di se stesse, e non bisogna vergognarsene.
È proprio la vergogna, un sentimento troppo diffuso nelle donne, a trasformarsi
in una morsa così stretta da non farci più respirare.
Ci incatena e umilia.
Con quella vergogna ci hanno marchiate a fuoco.
Ora bisogna che la grattiamo via.
Non deve appartenerci.
Noi non siamo Eva nata dalla costola di Adamo.
Noi siamo Lilith, nata con lui dalla terra.
Siamo la donna che non volle sottomettersi all’uomo.

ItWasNeverADress

I consigli de Il Vortice: L’Amica Geniale

Esordio in televisione, la miniserie tratta dal romanzo “L’amica geniale” di Elena Ferrante(dal titolo omonimo).

Un piccolo preambolo: non amo molto le opere tratte da romanzi cui un autore non appone il proprio nome, ed essendo la serie tratte da uno di essi, dovrebbe conseguirne una recensione negativa(perché ripreso dal romanzo di Elena Ferrante, uno pseudonimo di un’ignota autrice). Dovrebbe, se seguisse un’ottica estremamente personale ma come da titolo è il consiglio del “Vortice”, motivo per cui l’ottica è oggettiva, il più possibile distaccata dai miei gusti personali, potrei poi specificare i motivi per cui non nutro molta fiducia nei romanzi anonimi ma finirei per occupare troppo spazio, sarà magari argomento di un prossimo articolo.

L’AMICA GENIALE

lamica-geniale-serie-tv-rai

Prima di procedere alla serie, delle informazioni in merito al regista a capo della serie: Saverio Costanzo(figlio di Maurizio Costanzo e Flaminia Morandi).

Questi ha all’attivo quattro film, di cui l’ultimo del 2014, riceve al Festival di Venezia due Coppe Volpi per l’interpretazione di Alba Rohrwacher e di Adam Driver nel film Hungry Hearts.

Come il precedente film, “La solitudine dei numeri primi”(da cui riprende l’attrice Alba Rowrcher), “Hungry Hearts” propone sempre una storia di individui alienati dalla società e permeati dalla solitudine.

Tema che si sposa perfettamente con la serie in esame.

Sul piano televisivo, Saverio Costanzo non è totalmente alieno perché già per Sky aveva realizzato il remake della serie statunitense dal titolo omonimo “In treatment”, a sua volta remake di quella israeliana “Be tipul”; con Sergio Castellitto.

La serie in onda su Rai uno, ogni martedì, partita il 27 novembre, narra la storia di amicizia di due bambine, Elena Greco e Raffaella Cerullo negli anni ’50.

La ricostruzione degli ambienti e la fotografia è estremamente accurata, permettendo di vivere a pieno l’atmosfera in cui vivono i personaggi. Anche l’abile uso delle ombre è efficace per trasmettere sia i vari momenti cupi che drammatici che permeano la serie.

Sul fronte dell’interpretazione(avendo del resto visto i soli due episodi) non si può che rimanere soddisfatti della scelta delle due attrici bambine, non note perché dilettanti(scelta non tanto del regista ma della misteriosa Elena Ferrante, per la seguente motivazione “I bambini attori raccontano i bambini come gli adulti immaginano che dovrebbero essere. Invece i bambini che non sono attori hanno più possibilità di uscire dagli stereotipi, specialmente se il regista è in grado di trovare il giusto equilibrio tra realtà e finzione.” [tvserial.it, comunicato stampa TimVision] )  che sono ben in sintonia l’una con l’altra.

Non pesante l’uso del dialetto che ben si sposa con le atmosfere; soffermandoci sulla sceneggiatura ad emergere il tema della solitudine(che accomuna questo sceneggiato a film come “La solitudine dei numeri primi” e “Hungry Hearts”) e la rivalsa dalla società in cui le bambine vivono, maschilista e fortemente imperniata sull’utilitarismo aliena ai sogni delle protagoniste.

Oltre questo, la sceneggiatura non costruisce nulla di particolarmente innovativo, ma è un leggero contro, a favore la buona regia che non soffoca minimamente l’espressività dei vari interpreti, incluse le bambine, perché sceglie di soffermarsi molto sui volti.

Concludendo, è impossibile formulare un giudizio complessivo sulla serie avendo visto solo due puntate ma esse sono in grado di mostrare le buone potenzialità della regia, fotografia e anche della colonna sonora di Max Ritcher(compositore tedesco autore tra l’altro di serie quali Black Mirror, nello specifico il primo episodio della terza stagione e di Taboo, con protagonista Tom Hardy rinnovata per una seconda stagione) che fanno sì che lo spettatore segua senza annoiarsi mai le varie vicende, portandolo in un crescendo di emozioni; se la qualità rimane questa o se meglio ancora aumenta, ci troviamo davanti un notevole prodotto Rai.

RICCARDO GABRIELE

Narcos Mexico manda in soffitta Escobar

Forse mi attirerò contro le ire dei puristi, ma Narcos: Mexico è nettamente la migliore stagione della serie dedicata alle attività della D.E.A. contro i cartelli del narcotraffico degli anni ottanta. Che sarebbe stata diversa lo si capisce dal principio, l’equivoco su chi sarebbe stato il buono e chi il cattivo tra Miguel Angel Felix Gallardo e Kiki Camarena con cui vengono introdotti questi due personaggi è fenomenale, ti porta facilmente a sbagliare viste la faccia da bravo ragazzo bianco di Diego Luna e quella da indio da strada di Michael Peña. Invece con il passare degli episodi i due attori emergono in tutta la loro bravura, portando alla luce l’ascesa verso il trono dei narcotrafficanti di un povero poliziotto di Sinaloa. La forza di questa stagione non sta però solo nei personaggi, ma nel realismo con cui viene descritta una società in cui tutti possono essere corrotti, partendo dai politici, passando per le forse dell’ordine fino ad arrivare alla gente comune. La droga porta denaro, il denaro porta l’individuo ad accettare di tutto pur di guadagnarsi un posto al sole.

Le coperture politiche erano già state messe in evidenza nelle prime stagioni della serie, sia le due dedicate a Pablo Escobar che la terza dedicata al Cartello di Calì. In questa però il punto di vista rovescia i punti di forza. In alcuni tratti sono i politici i veri cattivi della serie, ci spingo quasi a simpatizzare per i narcotrafficanti. Sono ingordi, avidi non solo del potere che già detengono, ma anche del denaro che pretendono per proteggere le attività del cartello. Quel binomio denaro-potere che sembra indissolubile ma che traina tutte le sfere della società, spingendo il primo a far crescere l’influenza del secondo, e dimostrando che il solo denaro, senza il potere, è niente, sono miliardi che se ne vanno in fumo con leggerezza e senza che nessuno se ne preoccupi.

Una delle cose che più si apprezzano di questa quarta stagione è poi il fatto che non si crea nessuna apologia dei cattivi, perché le gesta che compiono sono disumane, sono sbagliate, e non spingono lo spettatore a parteggiare per loro. Questa deviazione dei valori, che hanno spinto molti critici a contestare le serie dedicate alla malavita con l’accusa di trasformare dei criminali in eroi, ha determinato una percezione sbagliata dei criminali anche nella società reale. Si è portati a sostenere chi spaccia, chi guadagna facile con il narcotraffico, chi va a braccetto coi politici e grazie a questo ha tutte le porte spalancate, pur sapendo quali siano le attività principali di guadagno di questi personaggi. Un fenomeno questo che salta all’occhio soprattutto nei centri più piccoli, dove tutti sanno di tutti, e dove alcuni criminali vengono considerati benefattori solo perché investono qualche soldo, magari per riciclaggio, in feste o attività politiche.

In conclusione, la migliore stagione della serie. Un corso fantastico di spagnolo dell’America centrale, scelte registiche di qualità, prove d’attore magistrali non solo dei due protagonisti ma anche nei ruoli di supporto. Una serie da vedere, sperando non ci mettano troppo a dirci come andrà a finire.

narcos-mexico-season-1-ending-explained-about-agent-kiki-and-felix-real-life-dea-dealings-and-war-on-drugs-spoiler-talk-review-intro

Nella House of Cards ceccanese ci rimettono tutti

Chiariamo subito il concetto: un’Amministrazione va giudicata per le attività svolte durante un intero mandato, e dovrebbe avere il diritto di portarlo a termine perché è così che vogliono gli elettori al momento del voto. Questo il pensiero mio e di tantissimi altri. Ci sono però oggi delle situazioni che spingono a riflettere su cosa sia diventata oggi la politica. Da sempre considerata come un laboratorio capace di anticipare anche gli scenari nazionali, a Ceccano nel 2015 vince le elezioni per la prima volta dal 1994 (anno in cui i ceccanesi elessero direttamente il Sindaco in base alla nuova legge elettorale per i Comuni) una coalizione diversa dal centrosinistra. Un gruppo molto forte, composto da sette liste civiche che, sostenendo Roberto Caligiore, porta avanti con forza lo slogan “Né destra, né sinistra, né affari”, e trionfa al ballottaggio con il 66,40% dei voti contro Luigi Compagnoni, che a mio modo di vedere continua ad essere la persona giusta candidata nel momento sbagliato. Il vento dell’estate 2015 faceva presagire una nuova era per la nostra città. Un nuovo modo di fare politica, finalmente sarebbero stati risolti tanti problemi decennali, da Acea ai rifiuti, dall’inquinamento al recupero del Palasport, passando per il decoro urbano e la sicurezza. A un certo punto però, la politica del “né né né” (confesso di non amare le negazioni negli slogan) ha iniziato a scricchiolare, rendendo palese ed evidente che quel cartello elettorale non era stato assemblato sulla base di un progetto, ma solo perché molti dei candidati erano delle vere e proprie calamite di consensi. Messi tutti insieme alle elezioni erano stati un tornado. Messi tutti insieme a governare, hanno prodotto una serie impressionante di crisi partite da febbraio 2017 (appena 1 anno e mezzo dal voto) e destinate ancora a non finire. Ogni singolo consigliere si è rivelato essere non parte di un gruppo, ma un partito a sé stante, interessato solo alla propria figura e non al gruppo, fatta eccezione per gli iscritti a Fratelli d’Italia, abituati all’esperienza di partito, e alle liste Nuova Vita e Patto Civico, nati prima come gruppi e poi diventati liste. Il resto, una serie di rivendicazioni, minacce, riavvicinamenti, poi di nuovo litigi, richieste di posti, richieste di maggiore visibilità, che hanno finito per schiacciare il Sindaco, lasciandolo a dover gestire non una coalizione, ma un domino dove ogni tessera che veniva spostata ne poteva far cadere un’altra, paralizzando di fatto una vita amministrativa già seriamente compromessa dalla carenza di risorse economiche cronica che colpisce tutti gli enti locali. L’ultima crisi è emblematica. Per sostituire Massimo Ruspandini alla carica di Vicesindaco ci vogliono tre mesi, con colpi di scena degni di House of Cards, o forse meglio di Beautiful, dove c’è chi minaccia di uscire, poi viene cacciato, poi rientra, poi non sa se accettare, poi esce di nuovo, con cambiamenti di idea e di posizione così repentini da far girare la testa anche ai più attenti appassionati (rimasti ben pochi nel frattempo). Sia chiaro, non è la prima volta che si verificano crisi. Gli stessi sindaci di centrosinistra ne avevano affrontate decine, uscendone indenni Cerroni e Ciotoli, e uscendone sconfitta Manuela Maliziola, sfiduciata da 11 consiglieri nel giugno 2014 dopo appena due anni di mandato. Forse questo ci dice che, con i famigerati e brutalizzati partiti, si riusciva a trovare un’intesa più facilmente rispetto ad oggi, dove ognuno pensa per sé, ognuno sostiene, come la Claire Underwood di House of Cards, che è il suo turno e tutti devono farsi da parte. Dove porterà tutto questo? Non si sa. Di certo non alla risoluzione dei problemi di Ceccano. I famigerati problemi ereditati da “quelli di prima” che, ahinoi, forse erediteranno in toto anche “quelli di dopo”, chiunque essi siano. Forse, con questa situazione di estrema difficoltà economica e politica, piuttosto che cercare di rammendare con le toppe un’esperienza nata e finita male, sarebbe stato più saggio assumersi la responsabilità di fare un passo indietro, non per sé stessi, ma per la città. A quel punto, a giugno 2019 avremmo votato di nuovo, ma magari avremmo avuto di fronte coalizioni diverse, più omogenee (lo so che è un’utopia, ma è una semplice opinione), e il vincitore avrebbe potuto iniziare a governare da subito. Insomma, meglio perdere sei mesi e ricostruire piuttosto che affrontare un anno e mezzo di crisi e litigi.

house_of_cards.0