LA SCOMMESSA DELLA BELLEZZA

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Parlare, riflettere, provare a dare un’idea. Lo facciamo spesso, lo fa il mondo intero e lo si fa guardando ai tanti problemi che ogni giorno ci tengono impegnati. E se provassimo a farlo guardando a quei problemi, alle ansie, ai disagi in maniera diversa? Se provassimo a spostare l’obiettivo lontano dai puntini neri allargando l’immagine all’insieme, al grande foglio?

Deve essersi fatto queste domande il filosofo Filippo Cannizzo all’indomani della serata di presentazione del suo libro Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza per una (ri) generazione umana la scorsa estate in piazza a Ceccano, perché da lì è nata l’idea di non disperdere quell’intuizione e da lì ha preso forma l’iniziativa trasformata in un forum dal titolo provocatorio: ‘Ceccano capitale della bellezza’. Con l’occhio puntato alla linea guida dell’Agenda 2030.

Cannizzo ha trovato subito un giovane alleato, Adriano Papetti e insieme hanno promosso l’affollato incontro che sabato scorso si è tenuto presso l’ex cinema Italia dove molti ‘interpreti’ hanno accolto l’invito a partecipare per dare conto del loro sguardo alla ‘bellezza’.  E forse, accettando, non tutti avevano compreso la volontà precisa dei promotori ma il risultato finale ha lasciato un bel po’ di argomenti sul tavolo come un cassetto che si (ri)apre dopo un lungo periodo e da cui poter recuperare parole-chiave da cui farsi guidare.

LA SEMPLICITÀ –  Gianluca Popolla ha dato il via al pomeriggio e con decisione è andato dritto al punto: con l’associazione Cultores Artium il sogno di un giovane Andrea Selvini si è fatto realtà e da qualche anno sul territorio regala a turisti di ogni dove che arrivano al maestoso Castello l’affascinante storia dei Conti de’ Ceccano. L’azione culturale è degna di menzione per i risultati raggiunti e consolidati dal nulla ad oggi.

L’UMANITÀ – Lorenzo Pelloni ha regalato lacrime e una lezione umana di alto profilo con il viaggio che lui affronta da volontario (e presidente nazionale dell’associazione che guida) di clowterapia tra i reparti pediatrici degli ospedali del territorio e i sorrisi degli anziani che incontra con il suo gruppo nelle case di riposo. Un racconto senza filtri che ha commosso per

L’INCONTRO – Un sindaco illuminato e un’associazione teatrale. Sono gli ingredienti del progetto che l’attrice e regista Anna Mingarelli insieme alla sua compagnia teatrale sta portando avanti in provincia di Rieti. Così il comune di Rocca Sinibalda, 600 residenti, è riuscito a portare l’Europa a casa, proprio in casa degli abitanti disponibili all’accoglienza degli stranieri, con progetti di scambio culturale internazionale che renderà il piccolo centro fulcro di iniziative pluriennali. L’integrazione non è utopia.

LA POLITICA – Un ex sindaco Maurizio Cerroni ancora una volta proiettato verso il futuro, che non dimentica di citare l’anima anarchica di una città, Ceccano, che ha sempre tirato fuori le carte giuste e che ha già dimostrato di saper fare cultura, se vuole. Un ex sindaco che, a proposito di ‘Contea’ rivendica la paternità della ricerca storica che negli anni ’90 l’hanno portato, insieme ad Edoardo Papetti, alla scoperta dei de’ Ceccano e all’impresa amministrativa dell’acquisto dei due castelli. Primo a credere che dietro un’idea può nascere e crescere sviluppo. 

IL RICORDO – La bellezza di una città lontana ma ancora viva nella mente di chi, come il consigliere comunale di Frosinone Armando Papetti, ha voluto condividere con i presenti all’ex cinema Italia. Ceccanese per via di madre, Papetti ha riportato a galla i momenti di un’infanzia spensierata, vissuta in un ambiente semplice, lungo le sponde di un fiume vivibile con tanti protagonisti di quel momento storico.

L’ANALISI LUCIDA – Porta la firma del sociologo Maurizio Lozzi, fresco di stampa con il suo nuovo libro Un SACCO di silenzi: l’agonia di un fiume lasciato morire, la fotografia del momento e l’invito ad agire senza perdere ulteriore tempo: serve che tutti si facciano artefici del cambiamento!

L’ARTE – Intorno agli interpreti del pomeriggio dedicato alla ‘bellezza’ le opere della pittrice Fabiana Fioretti. Con il garbo di chi sa parlare attraverso i colori, di chi sa ascoltare, bella e gentile anche nell’espressione mentre spiega le sue proiezioni sulla tela, ha tirato fuori il suo messaggio elegante. Il punto di vista dall’interno.

I GIOVANI – Le grandi rivoluzioni passano per i più giovani. Per gli ideali che soprattutto i giovani non sono disposti a barattare e per i quali vale sempre la pena battersi. Ceccano è la città che più di molte ha saputo imparare dai giovani e dal mondo delle associazioni: lo sanno bene i ragazzi di Progresso Fabraterno che nell’ultimo periodo hanno dettato la linea e hanno mobilitato l’attenzione dell’opinione pubblica accanto a gruppi civici e partiti. Francesco Compagnone ha raccontato la voglia di cambiare condivisa con il numeroso gruppo riunito da Francesco Ruggero e raccogliendo l’invito alla bellezza ha lanciato, a sua volta, l’appello all’ascolto, all’unità d’intenti.

LE DONNE – Lo spazio che si è ripresa Elisa Tiberia senza la necessità di pronunciare la parola  ‘donna’. Il ruolo dell’altro punto di vista che la società ceccanese, fino a poco tempo fa, ha sempre dimostrato di poter affidare a chi, semplicemente, con un proprio contributo sa di poter partecipare al miglioramento. Una chiamata all’azione cui è giusto farsi trovare pronti anche in un momento difficile come quello che viviamo. Perché esserci conta di più.

LA SCUOLA – Dal prof. Alessandro Liburdi la serena riflessione di chi vive la fortuna di farsi travolgere dalla bellezza degli studenti, oggi accanto agli oltre 800 iscritti dell’Istituto Alberghiero di Ceccano (ma anche come prolifico scrittore con all’attivo diverse ‘belle’ pubblicazioni, ultimo in ordine di tempo il racconto Il trio degli anelli, per l’antologia Ciociari per sempre, Edizioni della Sera, 2022, a cura di Simona Riccardi) e che, allo stesso tempo, sa di poter iniziare da loro a coltivare la cultura del bello.

I BENI COMUNI – Nel discorso di Gino de Matteo una indicazione precisa: osservare in maniera attenta lo spazio di azione all’interno del quale interagire. I beni comuni che vale la pena di eleggere per la nostra cura. E lo dice raccontando il piacere di osservare una città che ama la questione politica e che ne sa fare impegno civico.

FARE ANCORA – Dopo aver già fatto. Se la si vede come l’ex assessore Salvatore Raoni che ai presenti ha voluto ricordare i punti alti della sua amministrazione, in particolare con la cultura, i progetti sul cinema e quelli del teatro, tutti incentrati sulla struttura dell’Antares. Un sistema operativo, quello dell’ex amministratore, in grado di concentrare su Ceccano un movimento culturale di qualità.

LA CITTÀ – La città che vorrebbe la consigliera comunale Emanuela Piroli e quella che ogni giorno vive a contatto con le persone e confrontandosi con loro. Da consigliera comunale, da medico, per Emanuela Piroli l’approccio è concreto e si nutre proprio dell’umanità che troppo spesso dimentichiamo.

IL TEMPO – Il collante che ha unito i partecipanti all’iniziativa promossa da Filippo Cannizzo è il tempo e non è certo un caso che l’osservazione sia arrivata da Alessandro Ciotoli, presidente dell’associazione IndieGesta e direttore artistico del Dieciminuti Film Festival, da venti anni alla guida di un movimento culturale finito sotto gli occhi di tutti, ben oltre i confini di Ceccano. Il tempo che decidiamo di dedicare agli altri, pensando ad una città migliore, condividendo gli aspetti del bello individuale per trasformarlo in bellezza.

LA BELLEZZA – Il senso della giornata nella conclusione di Filippo Cannizzo: fare comunità di chi desidera Ceccano come la città dei bambini e dell’ambiente,  la città dei diritti e dell’integrazione, la città dello sport e delle fragilità, la città dei giovani e del lavoro, la città della cultura e delle persone di ogni età. Perché Ceccano, anche seguendo le indicazioni dell’Agenda 2030, può immaginarsi città della bellezza e diventarlo in pochi anni. Infatti, la bellezza e la gentilezza possono rappresentare un investimento sul futuro, quello di un cambiamento all’insegna del benessere collettivo e degli individui, del miglioramento della qualità della vita, anche per questa città.

Pensando alla bellezza che verrà un nuovo appuntamento è stato già proposto dal gruppo per gennaio prossimo.

25 Aprile …. la Liberazione è per tutti!

Vicende e tragedie dei partigiani ceccanesi

di Luigi Compagnoni

Il 25 aprile rappresenta, nella storia d’Italia, un giorno epocale che segnò la nascita dello Stato democratico dopo la dittatura e la guerra civile tra fascisti e antifascisti.

Dopo oltre 70 anni, si aggiungono altri elementi storici di approfondimento e di conoscenza di vicende individuali di quelle generazioni ribelli che hanno contribuito a costruire la Repubblica democratica nella quale viviamo.

La Liberazione ha 77 anni, ma è bene che i giovani siano consapevoli del passato e di cosa abbiano provato i lori nonni o parenti e capire che l’antifascismo non è una questione politica, ma è un valore che non può e non deve essere strumentalizzato da nessuno o essere ridotto a mero scontro ideologico.

Da maggio 2020 sono disponibili online le pagine del Portale Ricompart (Partigiani d’Italia), dove è possibile consultare le schede, intestate a singole persone e ordinate alfabeticamente, che contengono: dati anagrafici (nome, cognome, luogo di nascita, nome del padre e della madre, etc.); attività svolte nelle formazioni partigiane e negli altri corpi volontari; notizie su ferite, mutilazioni o decesso; lavori della Commissione; esito della valutazione sul riconoscimento. Questa preziosissima fonte documentaria rappresenta una significativa e nuova risorsa per gli studi sulla Resistenza italiana.

Il movimento partigiano, una volta per tutte, non fu ascrivibile esclusivamente ad un singolo schieramento politico o partito, ma coinvolse tutti coloro che si opposero alla dittatura fascista: socialisti, comunisti, cattolici, monarchici, Partito d’Azione, fronte militare clandestino e vi furono anche partigiani non schierati politicamente ed appartenenti a formazioni locali o anche gregari sparsi. La lotta al fascismo fu trasversale tra la popolazione, e consentì nell’immediato dopoguerra di gettare le basi dell’attuale stato democratico fondato sulla costituzione repubblicana. Dibattere ancora oggi sulla valenza democratica e sul valore della Resistenza è del tutto antistorico perché il 25 aprile è realmente la Liberazione per Tutti!!

Anche nella nostra città, Ceccano, il movimento Partigiano ebbe un notevole seguito e l’analisi delle schede del fondo Ricompart lo evidenzia chiaramente e apre nuove chiavi di lettura che confermano come la Resistenza ai nazi-fascisti non fu un aspetto isolato, ma riguardò ampie fasce della popolazione locale come nel resto della nazione.

I dati che emergono e sui quali sarà necessario compiere, negli anni a venire, ulteriori   approfondimenti e ricerche sono molteplici, ma confermano la radicalizzazione dello scontro e del sacrificio di ampi strati della popolazione contro gli oppressori dei principi di libertà e democrazia di cui oggi tutti beneficiamo.

Nel fondo Ricompart risultano censiti ben 80 ceccanesi ai quali viene riconosciuta la qualifica di combattente per la Patria con varie qualifiche (Partigiano, Patriota, Gregario, ecc..) così come individuato nei verbali delle Commissioni regionali che, a partire dal 1946, analizzarono le documentazioni relative alle vicende della resistenza degli italiani.

Già il dato complessivo dei partigiani ceccanesi è di valore assoluto se rapportato al numero dei soldati della nostra città caduti durante la Seconda Guerra Mondiale (142 caduti) o prigionieri degli inglesi a partire del 1940 (circa 200) o prigionieri dei tedeschi a partire dall’8 settembre del 1943 (circa 250) che. tranne pochissime eccezioni, scelsero la dura prigionia nei lager nazisti pur di non aderire agli ideali fascisti e di loro, 12 ceccanesi perirono dietro i reticolati.

Altro dato rilevante e sorprendente, visto che in questi 77 anni nella nostra città nessuno ne ha parlato, la presenza di ben 5 donne alle quali fu riconosciuta la qualifica di partigiano combattente:

Tranne Regina Bruni, madre del martire Francesco Bruni, trucidato dalle S.S. a Roma, di cui negli anni scorsi già Angelino Loffredi ne aveva tracciato le vicende storiche, delle restanti donne non si hanno tracce o notizie, mentre a mio avviso questo è uno degli aspetti più interessanti da ricostruire: le donne ebbero un ruolo attivo e non marginale nella resistenza all’oppressore anche nel Lazio e non soltanto nel Nord Italia.

Altre storie che riemergono dagli archivi, anche in questo caso affrontate marginalmente o poco enfatizzate nella memoria del nostro paese, le vicende dei partigiani ceccanesi attivi in altre regioni italiane, in particolare in Piemonte e in alcuni casi, come Orlando Nicolia, con ruoli di comando di formazioni partigiane attive nella resistenza ai nazi-fascisti in quei territori.

Infine, la vicenda incredibile di Felice Bucciarelli, riconosciuto dalla commissione Esteri per la sua partecipazione alla lotta partigiana in Albania, vicenda che ha del romanzesco e che andrebbe raccontata ai nostri ragazzi. Il reparto di Felice, dopo l’8 settembre, non si arrese ai tedeschi ma si schierò con i partigiani albanesi, coprendosi di gloria tant’è che il giorno della liberazione di Tirana, furono fatti sfilare per primi in segno di riconoscenza del popolo albanese per il valore dei soldati italiani, che invece di fuggire o aderire alla repubblica di Salò combatterono i nazisti. Anche su questa vicenda nella nostra comunità non vi è stato negli anni il dovuto riconoscimento per questo nostro concittadino, a tutti noto in città per la sua attività di macellaio.

Il 25 aprile non dovrebbe essere strumentalizzato da nessuno (pro o contro), ma deve essere vissuto come il culmine dello sforzo dell’Italia che si ribella e che non vuole essere oppresso ed anche nella nostra città il sacrificio degli ottanta partigiani, alcuni dei quali  trucidati dalle S.S. assieme ad altre decine di sostenitori o fiancheggiatori,  non può essere dimenticato o ricordato solo nella giornata del 25 aprile, ma deve essere presente nel nostro agire quotidiano e riconosciuto nel suo significato più profondo senza nessun preconcetto e strumentalizzazione di parte. Che il 25 aprile sia finalmente la Festa della Liberazione di Tutti, anche di chi la pensava in maniera opposta!

Elenco dei partigiani ceccanesi come da Archivio:

80 D’Annibale, Augusto Tigre (Ceccano, Frosinone), commissione: Piemonte

Il Centenario del Milite Ignoto, il ricordo dei caduti ceccanesi dispersi nella Grande Guerra

di Luigi Compagnoni

Esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nella cripta  dell’Altare della Patria.

Quando, dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, nel corso del quale avevano perso la vita circa 650.000 militari italiani, il Parlamento approvò la legge 11 agosto 1921, n.1075, “per la sepoltura in Roma, sull’Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in guerra”, la Commissione appositamente costituita per la individuazione dei resti mortali di quello che sarebbe diventato il “Milite Ignoto”, compì ogni possibile sforzo affinché non fosse possibile individuare la provenienza “territoriale” del Caduto prescelto e neppure il reparto o la stessa forza armata di appartenenza. L’unico requisito assunto come inderogabile fu quello della sua italianità per questo furono esplorati  tutti i luoghi nei quali si era combattuto con lo scopo di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

I resti mortali dei caduti recuperati nelle varie zone del fronte, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportati  nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una donna  di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio, era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Questo elemento di assoluta indeterminatezza, unito alla casualità della scelta finale della bara, tra undici identiche, effettuata da parte di Maria Bergamas, consentì a tutti gli italiani di identificare una persona cara in quel militare sconosciuto.

Anche la nostra città versò un tremendo tributo di sangue nella carneficina della Prima guerra mondiale (1915-1918), 250 ceccanesi perirono sul fronte in combattimento o in seguito alle ferite o malattie. Il numero dei militari ceccanesi caduti è impressionante rispetto ai caduti della Seconda guerra mondiale (che causò la morte di 142 militari della nostra città) se si considera che la Prima guerra mondiale ebbe una durata minore e soprattutto interessò un fronte di gran lunga inferiore, di fatto le truppe Italiane furono impegnate ‘solo’ nel confine Nord-Est (Carso, Dolomiti ecc..) e verso la fine della guerra alcuni reparti furono impiegati anche sul fronte Francese (Valle dell’Ardre, Bligny…).

Ma ancora più  tragico è il numero dei caduti ceccanesi i cui resti restarono sepolti o abbandonati in luogo ignoto… ben 25 !! Privando di fatto i loro familiari di poter piangere su una tomba o in un Sacrario.

Come restarono non identificati le salme di circa 200.000 soldati al termine della grande  guerra.

Il Milite Ignoto ha rappresentato  e continuerà a rappresentare nella memoria della nostra  nazione tutto ciò: identificare tutti i caduti a cui non è stato possibile dare una degna sepoltura in quel soldato sconosciuto.

Di seguito l’elenco completo dei dispersi Ceccanesi di cui si ignora il luogo di sepoltura per questo nel Centenario della traslazione del Milite Ignoto, da Aquileia a Roma, è doveroso da parte della nostra comunità ricordarne i nomi in questa solenne commemorazione. 

Elenco militari Ceccanesi dispersi durante la 1^ Guerra Mondiale durante operazioni di combattimento  e di cui si ignora  il  luogo di sepoltura

  1. Anelli Liborio (1897) disperso il  3 novembre 1918  sul fronte Francese
  2. Bartoli Giuseppe Antonio (1882) scomparso  in prigionia in data ignota
  3. Bruni Zaccaria (1881) disperso il 21 agosto 1917 in luogo ignoto
  4. Cerroni Giuseppe (1891) disperso il 18 ottobre 1917 in luogo ignoto
  5. Cervoni Francesco (1887) disperso  il 16 maggio  1916 su Cima Valbona , Trento
  6. Cipriani Pietro Antonio (1892) disperso il 18 giugno 1916 sul Monte Gonetta
  7. Cristofanilli Luigi (1894) disperso l’11 luglio 1915 sul Monte Interrotto , Asiago
  8. Del Brocco Angelo (1889) disperso il 16 novembre 1915 a Zagora
  9. Di Lorenzo Sosio (1893) disperso il 25 luglio 1915 sul Monte Sei Busi
  10. Di Mario Luigi (1898) disperso il 30 settembre 1917 sul Monte San Gabriele ( Slovenia)
  11. Di Pofi Giuseppe Angelo (1894) disperso il 16 aprile  1916 a Malga Cucco
  12. Di Stefano Pietro (1894) disperso il 24 agosto 1917 sulla Vertoiba ( Slovenia )
  13. Fiacco Pietro (1897) disperso il 10 febbraio 1917 sul Monte Santa Caterina ( Slovenia)
  14. Fiore Francesco (1884) disperso l’11 ottobre 1916 a Nova Vas ( Slovenia )
  15. Germani Felice (1891) disperso il 16 maggio 1916 a Monfalcone , Gorizia
  16. Loffredi Giovanni (1887) disperso il 28 agosto 1917 sulla  Bainsizza   (Slovenia )
  17. Maini Domenico (1896) disperso il 3 giugno 1916 sul Monte Cengio
  18. Malizia  Domenico  (1884) disperso il 10 ottobre 1916 , Nova Vas (Slovenia)
  19. Malizia Lorenzo (1894) disperso il 3 dicembre 1917 in luogo ignoto
  20. Massa Pasquale (1887) disperso il 6 giugno  1917 su  Monte  Ermada , Altopiano del Carso
  21. Mastrogiacomo Salvatore (1897) disperso il 7 settembre 1915  Monte S. Gabriele (Slovenia)
  22. Micheli Sebastiano (1888) disperso il 29 ottobre1915 sul Col di Lana
  23. Pirri Salvatore (1897) disperso il 9 febbraio 1917 sul monte Santa Caterina ( Slovenia)
  24. Pizzuti Luigi (1893) disperso il 24 novembre 1915 a Castel  Nuovo del Carso
  25. Staccone Francesco (1893) disperso il 3 giugno 1916 sul Monte Cengio

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Damiano Pizzuti

Dopo qualche settimana di inattività torno a scrivere di salute, prevenzione e buone pratiche nella società. Lo faccio presentando un progetto che mi sta molto a cuore, da mesi infatti i medici più giovani della provincia di Frosinone stanno parlando, facendo gruppo al fine di creare un sostegno concreto e tangibile alla terra che li ha visti nascere. Si tratta di professionisti under 40 che sicuramente avrete avuto modo di conoscere nei presidi di Guardia Medica, nei PAT o in qualche sostituzione dal vostro medico di famiglia.

Impareremo tutti a conoscere meglio i “GMF“, annuncio che è in lavorazione un sito completamente gestito da loro che si propone di fare informazione corretta riguardo pratiche mediche, patologie comuni, prevenzione e che cercherà di spiegare quello che giorno dopo giorno accade dal punto di vista sanitario nel nostro territorio. Ci tengo a precisare che tale gruppo è autonomo…

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Federica Angeli, la verità è di tutti

Federica Angeli non è una finzione. E’ vera come lo sono i veri giornalisti d’inchiesta. E’ vera quando, ospite della rassegna estiva promossa dall’amministrazione comunale di Veroli e dalla libreria Ubik, intervistata da Igor Traboni, spiega per filo e per segno un’esistenza privata del bene più prezioso: la libertà, cui è stata costretta a rinunciare insieme al marito e ai suoi tre figli per aver raccontato il sistema mafioso che da anni  si espande in tutto il litorale romano. Sulle colonne de La Repubblica si è fatta la professionista; nella vita, dopo essere stata sequestrata e minacciata all’interno di un bar di Ostia dal capo del clan Spada, è nata la donna. Nel suo libro A mano disarmata spiega entrambe, la giornalista che non si è fermata nemmeno quando le minacce hanno coinvolto direttamente i familiari, e l’altra Federica, quella delle paure e dell’incredibile coraggio. Anche di fronte al muro di diffamazione cui è stata sottoposta per il suo lavoro, perché si sa, la nostra è l’età del discredito: per colpire un professionista è sufficiente attaccarne la credibilità. Nel libro di Federica Angeli c’è tanto, di emozionale e di vissuto, ma c’è anche tanto, tantissimo di verità con riscontri offerti dai documenti. Una verità che parte da Ostia e che da Ostia si allarga a macchia d’olio, sfiorandoci tutti. Chiamandoci ad un’assunzione di responsabilità. Anche sul nostro territorio.

Come? Nel libro di Federica Angeli la risposta è racchiusa nella citazione omaggio al giudice Paolo Borsellino ucciso il 19 luglio 1992.

citazione borsellino

Ci tolgono anche la centrale del 118?

ambulanza (1)

L’abbiamo già visto fare. In silenzio, senza lasciar trapelare molto nelle fasi organizzative per poi ritrovarci, a cose fatte, di fronte l’ennesimo servizio che la provincia di Frosinone perde. Senza possibilità di tornare indietro. La faccenda già nell’intitolazione non lascia ben sperare visto che l’istituzione dell’Uoc Sues Latina-Frosinone, accorpamento già formalizzato a livello amministrativo, potrebbe regalare a Latina la sede fisica della centrale operativa Ares 118. Che significa in parole semplici? Tanto per cominciare che saranno migliaia gli spostamenti di personale e utenti e mezzi lungo l’unica arteria di collegamento tra le due province: la famigerata Strada Regionale ‘Monti Lepini’.

A vantaggio di una scelta operata a favore del territorio pontino si avanzano, ovviamente, le solite questioni numeriche, quelle che riguardano cittadinanza, posizione geografica, magari anche occasioni logistiche, che fanno sempre comodo al momento opportuno.

Non bisogna essere titolati per capire che, invece, la scelta è soprattutto politica. Questa volta, l’ennesima volta, a danno di un territorio che evidentemente non è in grado di raccontarsi e contarsi nelle sedi opportune. Anche perché chi dovrebbe portare sui tavoli istituzionali le ragioni di una provincia in affanno? I rappresentanti sindacali che sempre per effetto dell’accorpamento in atto da tempo sono tutti della provincia di Latina?

Lunedì 16 luglio alle 10, davanti la sede Ares 118 di Frosinone, i gruppi di Fratelli d’Italia e di Gioventù Nazionale hanno indetto un sit in contro l’accorpamento. Sarebbe utile, al di là di ogni appartenenza politico ideologica, che tutti gli eletti del territorio partecipassero e riportassero nelle diverse sedi istituzionali l’appello che arriva dalla provincia di Frosinone.

Perché Spazio Libero?

SpazioLibero perché così ci hanno insegnato a muoverci. Liberi di poter chiedere, ma anche rispondere, liberi di poter raccontare una città, una provincia, un territorio, un mondo, da un punto di vista inedito, liberi di discuterne e di confrontarci; insomma, liberi di stare dove ci pare!