25 Aprile …. la Liberazione è per tutti!

Vicende e tragedie dei partigiani ceccanesi

di Luigi Compagnoni

Il 25 aprile rappresenta, nella storia d’Italia, un giorno epocale che segnò la nascita dello Stato democratico dopo la dittatura e la guerra civile tra fascisti e antifascisti.

Dopo oltre 70 anni, si aggiungono altri elementi storici di approfondimento e di conoscenza di vicende individuali di quelle generazioni ribelli che hanno contribuito a costruire la Repubblica democratica nella quale viviamo.

La Liberazione ha 77 anni, ma è bene che i giovani siano consapevoli del passato e di cosa abbiano provato i lori nonni o parenti e capire che l’antifascismo non è una questione politica, ma è un valore che non può e non deve essere strumentalizzato da nessuno o essere ridotto a mero scontro ideologico.

Da maggio 2020 sono disponibili online le pagine del Portale Ricompart (Partigiani d’Italia), dove è possibile consultare le schede, intestate a singole persone e ordinate alfabeticamente, che contengono: dati anagrafici (nome, cognome, luogo di nascita, nome del padre e della madre, etc.); attività svolte nelle formazioni partigiane e negli altri corpi volontari; notizie su ferite, mutilazioni o decesso; lavori della Commissione; esito della valutazione sul riconoscimento. Questa preziosissima fonte documentaria rappresenta una significativa e nuova risorsa per gli studi sulla Resistenza italiana.

Il movimento partigiano, una volta per tutte, non fu ascrivibile esclusivamente ad un singolo schieramento politico o partito, ma coinvolse tutti coloro che si opposero alla dittatura fascista: socialisti, comunisti, cattolici, monarchici, Partito d’Azione, fronte militare clandestino e vi furono anche partigiani non schierati politicamente ed appartenenti a formazioni locali o anche gregari sparsi. La lotta al fascismo fu trasversale tra la popolazione, e consentì nell’immediato dopoguerra di gettare le basi dell’attuale stato democratico fondato sulla costituzione repubblicana. Dibattere ancora oggi sulla valenza democratica e sul valore della Resistenza è del tutto antistorico perché il 25 aprile è realmente la Liberazione per Tutti!!

Anche nella nostra città, Ceccano, il movimento Partigiano ebbe un notevole seguito e l’analisi delle schede del fondo Ricompart lo evidenzia chiaramente e apre nuove chiavi di lettura che confermano come la Resistenza ai nazi-fascisti non fu un aspetto isolato, ma riguardò ampie fasce della popolazione locale come nel resto della nazione.

I dati che emergono e sui quali sarà necessario compiere, negli anni a venire, ulteriori   approfondimenti e ricerche sono molteplici, ma confermano la radicalizzazione dello scontro e del sacrificio di ampi strati della popolazione contro gli oppressori dei principi di libertà e democrazia di cui oggi tutti beneficiamo.

Nel fondo Ricompart risultano censiti ben 80 ceccanesi ai quali viene riconosciuta la qualifica di combattente per la Patria con varie qualifiche (Partigiano, Patriota, Gregario, ecc..) così come individuato nei verbali delle Commissioni regionali che, a partire dal 1946, analizzarono le documentazioni relative alle vicende della resistenza degli italiani.

Già il dato complessivo dei partigiani ceccanesi è di valore assoluto se rapportato al numero dei soldati della nostra città caduti durante la Seconda Guerra Mondiale (142 caduti) o prigionieri degli inglesi a partire del 1940 (circa 200) o prigionieri dei tedeschi a partire dall’8 settembre del 1943 (circa 250) che. tranne pochissime eccezioni, scelsero la dura prigionia nei lager nazisti pur di non aderire agli ideali fascisti e di loro, 12 ceccanesi perirono dietro i reticolati.

Altro dato rilevante e sorprendente, visto che in questi 77 anni nella nostra città nessuno ne ha parlato, la presenza di ben 5 donne alle quali fu riconosciuta la qualifica di partigiano combattente:

Tranne Regina Bruni, madre del martire Francesco Bruni, trucidato dalle S.S. a Roma, di cui negli anni scorsi già Angelino Loffredi ne aveva tracciato le vicende storiche, delle restanti donne non si hanno tracce o notizie, mentre a mio avviso questo è uno degli aspetti più interessanti da ricostruire: le donne ebbero un ruolo attivo e non marginale nella resistenza all’oppressore anche nel Lazio e non soltanto nel Nord Italia.

Altre storie che riemergono dagli archivi, anche in questo caso affrontate marginalmente o poco enfatizzate nella memoria del nostro paese, le vicende dei partigiani ceccanesi attivi in altre regioni italiane, in particolare in Piemonte e in alcuni casi, come Orlando Nicolia, con ruoli di comando di formazioni partigiane attive nella resistenza ai nazi-fascisti in quei territori.

Infine, la vicenda incredibile di Felice Bucciarelli, riconosciuto dalla commissione Esteri per la sua partecipazione alla lotta partigiana in Albania, vicenda che ha del romanzesco e che andrebbe raccontata ai nostri ragazzi. Il reparto di Felice, dopo l’8 settembre, non si arrese ai tedeschi ma si schierò con i partigiani albanesi, coprendosi di gloria tant’è che il giorno della liberazione di Tirana, furono fatti sfilare per primi in segno di riconoscenza del popolo albanese per il valore dei soldati italiani, che invece di fuggire o aderire alla repubblica di Salò combatterono i nazisti. Anche su questa vicenda nella nostra comunità non vi è stato negli anni il dovuto riconoscimento per questo nostro concittadino, a tutti noto in città per la sua attività di macellaio.

Il 25 aprile non dovrebbe essere strumentalizzato da nessuno (pro o contro), ma deve essere vissuto come il culmine dello sforzo dell’Italia che si ribella e che non vuole essere oppresso ed anche nella nostra città il sacrificio degli ottanta partigiani, alcuni dei quali  trucidati dalle S.S. assieme ad altre decine di sostenitori o fiancheggiatori,  non può essere dimenticato o ricordato solo nella giornata del 25 aprile, ma deve essere presente nel nostro agire quotidiano e riconosciuto nel suo significato più profondo senza nessun preconcetto e strumentalizzazione di parte. Che il 25 aprile sia finalmente la Festa della Liberazione di Tutti, anche di chi la pensava in maniera opposta!

Elenco dei partigiani ceccanesi come da Archivio:

80 D’Annibale, Augusto Tigre (Ceccano, Frosinone), commissione: Piemonte

Il Centenario del Milite Ignoto, il ricordo dei caduti ceccanesi dispersi nella Grande Guerra

di Luigi Compagnoni

Esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nella cripta  dell’Altare della Patria.

Quando, dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, nel corso del quale avevano perso la vita circa 650.000 militari italiani, il Parlamento approvò la legge 11 agosto 1921, n.1075, “per la sepoltura in Roma, sull’Altare della Patria, della salma di un soldato ignoto caduto in guerra”, la Commissione appositamente costituita per la individuazione dei resti mortali di quello che sarebbe diventato il “Milite Ignoto”, compì ogni possibile sforzo affinché non fosse possibile individuare la provenienza “territoriale” del Caduto prescelto e neppure il reparto o la stessa forza armata di appartenenza. L’unico requisito assunto come inderogabile fu quello della sua italianità per questo furono esplorati  tutti i luoghi nei quali si era combattuto con lo scopo di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

I resti mortali dei caduti recuperati nelle varie zone del fronte, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportati  nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una donna  di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio, era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Questo elemento di assoluta indeterminatezza, unito alla casualità della scelta finale della bara, tra undici identiche, effettuata da parte di Maria Bergamas, consentì a tutti gli italiani di identificare una persona cara in quel militare sconosciuto.

Anche la nostra città versò un tremendo tributo di sangue nella carneficina della Prima guerra mondiale (1915-1918), 250 ceccanesi perirono sul fronte in combattimento o in seguito alle ferite o malattie. Il numero dei militari ceccanesi caduti è impressionante rispetto ai caduti della Seconda guerra mondiale (che causò la morte di 142 militari della nostra città) se si considera che la Prima guerra mondiale ebbe una durata minore e soprattutto interessò un fronte di gran lunga inferiore, di fatto le truppe Italiane furono impegnate ‘solo’ nel confine Nord-Est (Carso, Dolomiti ecc..) e verso la fine della guerra alcuni reparti furono impiegati anche sul fronte Francese (Valle dell’Ardre, Bligny…).

Ma ancora più  tragico è il numero dei caduti ceccanesi i cui resti restarono sepolti o abbandonati in luogo ignoto… ben 25 !! Privando di fatto i loro familiari di poter piangere su una tomba o in un Sacrario.

Come restarono non identificati le salme di circa 200.000 soldati al termine della grande  guerra.

Il Milite Ignoto ha rappresentato  e continuerà a rappresentare nella memoria della nostra  nazione tutto ciò: identificare tutti i caduti a cui non è stato possibile dare una degna sepoltura in quel soldato sconosciuto.

Di seguito l’elenco completo dei dispersi Ceccanesi di cui si ignora il luogo di sepoltura per questo nel Centenario della traslazione del Milite Ignoto, da Aquileia a Roma, è doveroso da parte della nostra comunità ricordarne i nomi in questa solenne commemorazione. 

Elenco militari Ceccanesi dispersi durante la 1^ Guerra Mondiale durante operazioni di combattimento  e di cui si ignora  il  luogo di sepoltura

  1. Anelli Liborio (1897) disperso il  3 novembre 1918  sul fronte Francese
  2. Bartoli Giuseppe Antonio (1882) scomparso  in prigionia in data ignota
  3. Bruni Zaccaria (1881) disperso il 21 agosto 1917 in luogo ignoto
  4. Cerroni Giuseppe (1891) disperso il 18 ottobre 1917 in luogo ignoto
  5. Cervoni Francesco (1887) disperso  il 16 maggio  1916 su Cima Valbona , Trento
  6. Cipriani Pietro Antonio (1892) disperso il 18 giugno 1916 sul Monte Gonetta
  7. Cristofanilli Luigi (1894) disperso l’11 luglio 1915 sul Monte Interrotto , Asiago
  8. Del Brocco Angelo (1889) disperso il 16 novembre 1915 a Zagora
  9. Di Lorenzo Sosio (1893) disperso il 25 luglio 1915 sul Monte Sei Busi
  10. Di Mario Luigi (1898) disperso il 30 settembre 1917 sul Monte San Gabriele ( Slovenia)
  11. Di Pofi Giuseppe Angelo (1894) disperso il 16 aprile  1916 a Malga Cucco
  12. Di Stefano Pietro (1894) disperso il 24 agosto 1917 sulla Vertoiba ( Slovenia )
  13. Fiacco Pietro (1897) disperso il 10 febbraio 1917 sul Monte Santa Caterina ( Slovenia)
  14. Fiore Francesco (1884) disperso l’11 ottobre 1916 a Nova Vas ( Slovenia )
  15. Germani Felice (1891) disperso il 16 maggio 1916 a Monfalcone , Gorizia
  16. Loffredi Giovanni (1887) disperso il 28 agosto 1917 sulla  Bainsizza   (Slovenia )
  17. Maini Domenico (1896) disperso il 3 giugno 1916 sul Monte Cengio
  18. Malizia  Domenico  (1884) disperso il 10 ottobre 1916 , Nova Vas (Slovenia)
  19. Malizia Lorenzo (1894) disperso il 3 dicembre 1917 in luogo ignoto
  20. Massa Pasquale (1887) disperso il 6 giugno  1917 su  Monte  Ermada , Altopiano del Carso
  21. Mastrogiacomo Salvatore (1897) disperso il 7 settembre 1915  Monte S. Gabriele (Slovenia)
  22. Micheli Sebastiano (1888) disperso il 29 ottobre1915 sul Col di Lana
  23. Pirri Salvatore (1897) disperso il 9 febbraio 1917 sul monte Santa Caterina ( Slovenia)
  24. Pizzuti Luigi (1893) disperso il 24 novembre 1915 a Castel  Nuovo del Carso
  25. Staccone Francesco (1893) disperso il 3 giugno 1916 sul Monte Cengio

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Damiano Pizzuti

Dopo qualche settimana di inattività torno a scrivere di salute, prevenzione e buone pratiche nella società. Lo faccio presentando un progetto che mi sta molto a cuore, da mesi infatti i medici più giovani della provincia di Frosinone stanno parlando, facendo gruppo al fine di creare un sostegno concreto e tangibile alla terra che li ha visti nascere. Si tratta di professionisti under 40 che sicuramente avrete avuto modo di conoscere nei presidi di Guardia Medica, nei PAT o in qualche sostituzione dal vostro medico di famiglia.

Impareremo tutti a conoscere meglio i “GMF“, annuncio che è in lavorazione un sito completamente gestito da loro che si propone di fare informazione corretta riguardo pratiche mediche, patologie comuni, prevenzione e che cercherà di spiegare quello che giorno dopo giorno accade dal punto di vista sanitario nel nostro territorio. Ci tengo a precisare che tale gruppo è autonomo…

View original post 277 altre parole

Federica Angeli, la verità è di tutti

Federica Angeli non è una finzione. E’ vera come lo sono i veri giornalisti d’inchiesta. E’ vera quando, ospite della rassegna estiva promossa dall’amministrazione comunale di Veroli e dalla libreria Ubik, intervistata da Igor Traboni, spiega per filo e per segno un’esistenza privata del bene più prezioso: la libertà, cui è stata costretta a rinunciare insieme al marito e ai suoi tre figli per aver raccontato il sistema mafioso che da anni  si espande in tutto il litorale romano. Sulle colonne de La Repubblica si è fatta la professionista; nella vita, dopo essere stata sequestrata e minacciata all’interno di un bar di Ostia dal capo del clan Spada, è nata la donna. Nel suo libro A mano disarmata spiega entrambe, la giornalista che non si è fermata nemmeno quando le minacce hanno coinvolto direttamente i familiari, e l’altra Federica, quella delle paure e dell’incredibile coraggio. Anche di fronte al muro di diffamazione cui è stata sottoposta per il suo lavoro, perché si sa, la nostra è l’età del discredito: per colpire un professionista è sufficiente attaccarne la credibilità. Nel libro di Federica Angeli c’è tanto, di emozionale e di vissuto, ma c’è anche tanto, tantissimo di verità con riscontri offerti dai documenti. Una verità che parte da Ostia e che da Ostia si allarga a macchia d’olio, sfiorandoci tutti. Chiamandoci ad un’assunzione di responsabilità. Anche sul nostro territorio.

Come? Nel libro di Federica Angeli la risposta è racchiusa nella citazione omaggio al giudice Paolo Borsellino ucciso il 19 luglio 1992.

citazione borsellino

Ci tolgono anche la centrale del 118?

ambulanza (1)

L’abbiamo già visto fare. In silenzio, senza lasciar trapelare molto nelle fasi organizzative per poi ritrovarci, a cose fatte, di fronte l’ennesimo servizio che la provincia di Frosinone perde. Senza possibilità di tornare indietro. La faccenda già nell’intitolazione non lascia ben sperare visto che l’istituzione dell’Uoc Sues Latina-Frosinone, accorpamento già formalizzato a livello amministrativo, potrebbe regalare a Latina la sede fisica della centrale operativa Ares 118. Che significa in parole semplici? Tanto per cominciare che saranno migliaia gli spostamenti di personale e utenti e mezzi lungo l’unica arteria di collegamento tra le due province: la famigerata Strada Regionale ‘Monti Lepini’.

A vantaggio di una scelta operata a favore del territorio pontino si avanzano, ovviamente, le solite questioni numeriche, quelle che riguardano cittadinanza, posizione geografica, magari anche occasioni logistiche, che fanno sempre comodo al momento opportuno.

Non bisogna essere titolati per capire che, invece, la scelta è soprattutto politica. Questa volta, l’ennesima volta, a danno di un territorio che evidentemente non è in grado di raccontarsi e contarsi nelle sedi opportune. Anche perché chi dovrebbe portare sui tavoli istituzionali le ragioni di una provincia in affanno? I rappresentanti sindacali che sempre per effetto dell’accorpamento in atto da tempo sono tutti della provincia di Latina?

Lunedì 16 luglio alle 10, davanti la sede Ares 118 di Frosinone, i gruppi di Fratelli d’Italia e di Gioventù Nazionale hanno indetto un sit in contro l’accorpamento. Sarebbe utile, al di là di ogni appartenenza politico ideologica, che tutti gli eletti del territorio partecipassero e riportassero nelle diverse sedi istituzionali l’appello che arriva dalla provincia di Frosinone.

Perché Spazio Libero?

SpazioLibero perché così ci hanno insegnato a muoverci. Liberi di poter chiedere, ma anche rispondere, liberi di poter raccontare una città, una provincia, un territorio, un mondo, da un punto di vista inedito, liberi di discuterne e di confrontarci; insomma, liberi di stare dove ci pare!