Bice Mancini, una grande ceccanese

Nella storia di Ceccano si nasconde tanto bene. Esempi di vite caratterizzate da
piene espressioni di generosità e inspiegabilmente rimaste nell’ombra per decenni.
Bice Mancini Fedele, benefattrice del santuario di Santa Maria a Fiume, incarna di
certo una delle figure di spicco quando si parla di opere e vite condotte al servizio
della collettività ceccanese. Da qualche giorno all’interno dell’antica chiesa di Santa
Maria a fiume si scorge un suo ritratto, un dipinto ad olio, donato dalla famiglia della
donna per ricordarne l’importante esempio di Fede e umanità.
La cerimonia che ha accompagnato la donazione del quadro è stata inserita nel
programma delle celebrazioni per il 75esimo anniversario del bombardamento del
santuario – Serata sulle Narrazioni – perché è soprattutto grazie a Bice Mancini Fedele
se oggi migliaia di fedeli (non solo ceccanesi) possono ritrovarsi in preghiera ai piedi
della statua della Madonna del fiume, nella chiesetta lungo le sponde del Sacco.
Ci fu Bice Mancini a capo del comitato che, insieme all’allora parroco don Vincenzo
Misserville (cui è intitolato il piazzale antistante il santuario), in soli 13 anni riuscì a
ricostruire la chiesa di Santa Maria a fiume, proponendo un intervento curato nei
dettagli e che permettesse di donare alla città un edificio identico a quello distrutto
dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale.
Una “manifestazione religiosa e culturale artistica nel ricordo della protagonista
della ricostruzione del nostro santuario” hanno spiegato i promotori dell’evento
nell’introduzione del carteggio curato dalla nipote Beatrice Mancini. Una donna
straordinaria, si direbbe oggi, che agli inizi del ‘900 vantava una laurea e che si era
distinta come interprete e traduttrice. Partecipò, in quest’ultima veste, alla prima
stesura italiana del romanzo “Piccole Donne” di Louisa May Alcott. Una donna di cultura che avrebbe potuto condurre una vita agiata e che, invece, decise di mettersi a disposizione del suo popolo promuovendo la ricostruzione del santuario e diventando esempio di Fede e devozione per la Vergine del fiume.
Come presidentessa dell’Azione Cattolica di Ceccano e Giuliano di Roma riuscì a
convincere tutti, vescovi e fedeli, della necessità di impegnarsi nella ricostruzione
del santuario. Lo testimoniano le parole di quanti in quegli anni ebbero modo di
avvicinarsi alla sua figura, affascinante e carismatica come solo quelle elette
riescono ad essere. Commoventi i profili emersi dai ricordi di Tommaso Bartoli, di
Giovanna Di Pofi e Severino Colapietro che ne hanno raccontato la grande bontà
d’animo e la profonda Fede cattolica.
Alla presenza delle autorità, in prima fila il parroco Padre Antonio Mannara e
l’assessore alla Cultura Stefano Gizzi, la serata ha permesso ai tanti intervenuti di
conoscere e apprezzare quanto di eccezionale sia riuscita a fare nei terribili anni del
dopoguerra Bice Mancini, attraverso la lettura di documenti originali tratti dalla
corrispondenza tra la ‘nobildonna’ e i vescovi mons. Leonetti e mons. Caminada, la
narrazione delle testimonianze dirette e i cenni storici. In un’atmosfera arricchita dal
violino del M° Daniel Myskiv, hanno partecipato all’iniziativa Giovanni Misseritti
(anche come collaboratore nella stesura dei testi), Alberta De Angelis, Valeria Bruni e Andrea Selvini, mentre le poesie della raccolta ‘Canti a Maria’ sono state
interpretate dall’attrice Anna Mingarelli. Qualche anno fa la pubblicazione delle
poesie scritte da Bice Fedele era stato un primo tentativo di omaggio alla
benefattrice di Santa Maria da parte del figlio, l’avvocato Claudio Mancini.
Nei ringraziamenti di padre Antonio “per l’importante e significativa opera svolta
dalla signora Bice a favore della comunità ceccanese tutta per il ripristino del nostro
santuario” e nel ritratto dell’assessore Gizzi “pensiamo a quanto possa essere stato
importante promuovere un impegno di vera Fede in un momento storico come
quello post bellico” il plauso ad un’iniziativa che la città di Ceccano doveva all’illustre
concittadina dopo anni di colpevole ritardo.

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Atto Primo da… favola!

E’ tutto maledettamente vero. Stramaledettamente. Come uno schiaffo che ti arriva in faccia all’improvviso. E potremmo continuare all’infinito a scegliere metafore, paralleli, verbi, aggettivi, sinonimi e contrari, per descrivere l’ingegneristica maestria con cui Sara Silvestri e le Atto Primo, ancora una volta, sono riuscite a mettere in scena sul palco quello che tutti i giorni viviamo dentro. Senza riuscire a dire tutto dello spettacolo Non ci sarà più un’altra volta che ha chiuso la stagione teatrale all’Antares di Ceccano. Un ironico – ma anche amaro – lavoro di taglia e cuci sugli stereotipi che la società moderna è riuscita a costruire con le favole, le più belle, quelle a cui siamo e resteremo sempre legati. Attualizzare oggi quei ruoli – quello di indifese creature salavate dal protettivo cavaliere – sembra quasi un paradosso e Sara Silvestri è riuscita concentrando tutto sul quel dualismo che oggi – e per fortuna! – ci sta un po’ troppo scomodo. Perché, diciamocelo senza problemi, quel principe azzurro quanto lo abbiamo amato, desiderato, osannato e adorato… Quanto? Al punto da non riuscire a far altro che odiarlo per tutte le volte che, alla fine, non è riuscito a farci felici, ad adorarci e osannarci? Sara ci è riuscita a metterlo in un angolo, a tenerlo quasi due ore in silenzio mentre sfilavano Biancaneve, Cenerentola, la Bella Addormentata e quell’esagitata di Cappuccetto Rosso. Sara ci ha un po’ vendicato tutte, magari senza riuscirci completamente, perché lo ha costretto ad ascoltarci, come vorremmo averlo fatto almeno una volta nella vita. Della serie: ora ti siedi e mi ascolti! E da lì un fiume in piena. Con l’energia, l’animosità, l’incoerenza, in certi istanti, che solo le donne riescono a tirare fuori. Certo, alla fine ha vinto ancora lui, quell’antipatico del principe azzurro che continueremo a cercare nei secoli dei secoli. Ecco, Sara ci ha lasciato un paio di ore a riflettere, spezzando gli intermezzi con le faccende, con gli omaggi alla città, la sua città, che dimostra di amare e che lei sola riesce a raccontare così bene! Anche se proiettata nel fantastico mondo delle favole. Anche se alla fine non riusciremo a liberarci mai di quello str… del principe azzurro!

Di più non diremo dello spettacolo Non ci sarà più un’altra volta firmato e diretto da Sara Silvestri (giudice del tribunale delle favole), messo in scena sul palco dell’Antares con le Atto Primo Giovanna Casalese (Biancaneve), Manuela Casalese (Cappuccetto Rosso), Melissa Del Brocco (Bella Addormentata), Nicla Langiu (Cenerentola); con il principe azzurro Fabrizio Tanzini; e anche con il dietro le quinte assicurato da Eleonora De Angelis e Chiara Carlini. Non diremo perché quanti l’avessero perso e quanti volessero rivederlo avranno un’altra volta (questa sì) per poter ridere del modo di essere donne e uomini oggi, nella replica estiva che ci sarà a Castel Sindici.

Ceccano è bella! Ceccano è viva!

La Ceccano che amo è quella che una domenica di fine marzo mi ha emozionato in un inatteso concerto nel santuario di Santa Maria a Fiume. E’ stato facile accogliere l’invito di Donatella e Daniela perché il ricordo di Cesarina, la loro mamma scomparsa all’improvviso dieci anni fa, lo porto nel cuore come i tanti, tantissimi, che ne hanno conosciuto la profonda dolcezza e la purezza d’animo. Mentre entravo in chiesa ho iniziato a riflettere su queste due splendide future mamme (“sorelle da cui puoi aspettarti di tutto” ripete spesso il marito di Donatella, Alessandro) che si sono dimostrate il miglior lascito di Cesarina su questo mondo. Insieme le sorelle Aversa hanno pensato, studiato, promosso e coordinato un pomeriggio che ha allontanato dal dolore, accompagnando il pubblico in un meraviglioso viaggio tra musica, poesia, Fede e tanto Amore. “Durante questo concerto faremo un viaggio nelle emozioni diviso in tre parti: cominceremo riflettendo sul passato, sui ricordi, sull’amore; la seconda parte riguarderà invece la fiducia, la Fede in Dio e l’ultima parte parlerà della Vita, di quanto sia unica e preziosa e di quanto sia importante lottare sempre e non arrendersi mai.” L’hanno spiegato così, semplicemente, eppure quello che ne è venuto fuori ha spiazzato per l’eccezionale bellezza. Grazie alla collaborazione di professionisti e soprattutto “amici veri” che hanno scelto di appoggiare Donatella e Daniela “senza pensarci su due volte” – Stefano Giovannone, Fabrizio Belli, Daniela Lecce, Ilenia Bartolomucci, Francesco Mattacchione, Romeo Recchia e Cinzia Cristofanilli che ha prestato la sua voce -; grazie al sostegno che mai è mancato negli anni dal provinciale dei Padri Passionisti, padre Antonio Mannara, l’atmosfera in chiesa è diventata magia pura sulle note di Playing love (Ennio Morricone), Merry Christmas Mr. Lawrence (Ryuichi Sakamoto), Yesterday (Beatles), Wish you were here (Pink Floyd) e Sweet child o’ mine (Guns N’ Roses).

cesarina

Poi il ‘Messaggio di tenerezza’
Questa notte ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte rivedevo tutti i giorni della mia vita.
Per ogni giorno della vita passata,
apparivano sulla sabbia due orme: una mia e una del Signore.
Ma in alcuni tratti vedevo una sola orma
che coincideva con i giorni più difficili:
i giorni di maggior angustia, di maggior paura e di maggior dolore.
Allora ho detto: “Signore,
Tu avevi promesso che saresti stato con me, sempre,
e io ho accettato di vivere con te.
Allora perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?”.
E lui mi ha risposto: “Figlio mio,
tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:
i giorni in cui hai visto solo un’orma sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio.

“Questo ‘Messaggio di Tenerezza’ era incorniciato e appeso su una parete della nostra casa. Un messaggio a cui Cesarina era molto legata, che parla di fiducia, di Amore e della Fede in Dio che è stata una parte fondamentale e molto importante della sua vita”.

Per arrivare al cielo, alle stelle, al Paradiso “da dove i nostri cari ci guidano e ci seguono”, Starlight (Muse), Nuovo Cinema Paradiso (Ennio Morricone), Counting stars (One Republic) e Starway to Heaven (Led Zeppelin).
Nel finale un inno alla vita: “Amate la vita, nonostante le brutte sorprese che può riservarci, è unica, è la sola che abbiamo e va vissuta al meglio. Dobbiamo vivere il doppio, anche per chi ci ha lasciato. Cesarina aveva riposto nel portafoglio un ritaglio di giornale che riportava un messaggio di Madre Teresa di Calcutta. Lo abbiamo trovato dopo la sua scomparsa e lo portiamo sempre nel cuore e stasera lo lasciamo a tutti voi a nome suo:

VIVI LA VITA
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

Tra le note di New born (Muse), Don’t stop me now (Queen) e Viva la vida (Coldplay) l’introduzione alla parte più bella, quella dedicata alle mamme, le mamme come Cesarina, le mamme come Donatella e Daniela:

“La donna, quando partorisce, è nel dolore perché è venuta la sua ora: ma, quando ha dato alla luce il suo bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi ora siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.”
Questa è la frase che abbiamo scelto 10 anni fa per il ricordino di Cesarina – hanno ricordato le sorelle Aversa – e mai come ora per noi è così importante visto che tra pochissimo diventeremo mamme. L’ultimo brano lo dedichiamo appunto a tutte le mamme: She (Aznavour). Nell’esecuzione si unirà a noi Cinzia Cristofanilli che canterà il testo della bellissima cover interpretata da Laura Pausini dal titolo ‘Uguale a lei’, una canzone che ognuno di noi questa sera può dedicare alla propria mamma, riflettendo sul grande valore di queste donne che ci amano incondizionatamente e ci guidano e ci sostengono fino al loro ultimo respiro. Grazie mamma.

Ci vuole coraggio per ritrovarsi a raccontare la propria mamma che non c’è più, ci vuole forza a raccogliere le parole preziose che raccontano i gesti quotidiani di una mamma che continua ad esserci attraverso quelle che molti, con superficialità, continuiamo a chiamare ‘coincidenze’. Donatella e Daniela – sostenute dal loro papà Mario e dai mariti Alessandro Urbani e Alessandro Moscato – hanno chiesto aiuto alla musica e il risultato che ne è venuto fuori è sbalorditivo. In un arco di tempo che è sembrato davvero troppo breve, interrotto solo dagli applausi andati avanti per ogni esecuzione e nel finale per diversi minuti, tutto ha fatto pensare al bello. Sono Donatella e Daniela il bello. E ancora di più lo sono le creature che portano in grembo e che avranno modo di sentirsi orgogliose di aver avuto una nonna tanto speciale.

(Auto)Ritratto di un grande Avvocato

L’avvocato Claudio Mancini è morto. Ieri mattina quando la figlia Beatrice mi ha scritto ho pensato che sarebbe stato giusto, ma non facile, provare a raccogliere in una nota ricordo tutto quello che nel tempo avevo apprezzato di questo simpatico ceccanese legato a Roma da una straordinaria storia culturale. Un personaggio, l’avvocato Mancini, di quelli che una volta arrivati a Ceccano ti segnalano subito perché pieno di curiosità da raccontare, di storie familiari da vantare, di geniali trovate culturali da esporre.

La prima volta che mi spiegò cos’era L’Inclito Rompiclub rimasi un po’ perplessa; non avevo ancora gli elementi necessari per capire il segreto del sodalizio che aveva voluto creare per tenere insieme menti brillanti dalle svariate vocazioni culturali, un ponte culturale tra Roma e Ceccano. Ma c’è qualcosa di più importante da evidenziare. Con L’Inclito Clam tentava di tutelare il tesoro cui teneva di più: le sue poesie in romanesco, componimenti che gli permettevano di raccontarsi e raccontare la vita. Sempre con il sorriso.

Ieri mattina quando ho iniziato a chiedermi come avrei potuto scriverne un ricordo non sapevo ancora che l’avvocato aveva pensato anche a questo e che scrivendo di se stesso deve essersi divertito come al solito.

La vita del prof. Avv. Toga d’Oro Claudio Mancini fu Enofilo. (CLAM)

Sin dal 1952 (cioè a 16 anni) lavora come corrispondente del settimanale STADIO SPORTIVO (diretto da Giovanni Vassallo) collabora a “IL QUOTIDIANO” (giornale quotidiano dell’Azione Cattolica) e lavora come commissario di campo nei campionati di calcio organizzati dal CSI (Centro Sportivo Italiano).

Nel 1953/1954 (quinto ginnasio e primo liceo) fonda e dirige il giornale del liceo Virgilio “LA FRONDA”.

Dal 1956 al 1962 è Presidente del circolo studentesco Virgilio (fondato nel 1952 da Rosa Jervolino) e della squadra di baseball del liceo Virgilio.

Nel 1958 collabora come redattore al settimanale “LA DESTRA” assieme a Francobaldo Chiocci giornalista de IL TEMPO e padre dell’attuale direttore Gianmarco Chiocci.

Dall’estate del 1958 per oltre un anno collabora come volontario alla pagina giudiziaria de “IL TEMPO”, allora curata da Guido Guidi poi presidente dell’ordine dei giornalisti, ma non viene assunto dai giornale che affida lo stesso incarico che lui espletava a un giornalista trasferito a Roma dalla redazione di Napoli: Marcello Lambertini che diventerà dopo qualche anno direttore de “IL TEMPO”.

Nel 1960 ricostituisce il movimento giovanile della sezione della Democrazia Cristiana di Ponte Parione (che ebbe tra i fondatori suo padre Enofilo), nella quale ricopre le cariche di delegato del movimento giovanile, delegato Libertas e vicesegretario della sezione, alla quale erano iscritti l’on. Giulio Andreotti, l’ex sindaco di Roma Rebecchini, il di lui figlio poi senatore Franco, il marchese Marcello Sacchetti poi assessore al Comune di Roma e successivamente presidente del prestigioso circolo S. Pietro (fondato da S.S. Pio IX); è anche eletto membro della componente giovanile del comitato romano della D.C..

Dal 1963 al 1964 dopo aver conseguito la laurea presta servizio militare presso l’ufficio stampa del Comando Regione Militare Centrale ai Parioli curando di persona la redazione del bollettino quotidiano ad uso del generale dello stesso Comando.

In Ceccano comincia a stabilirsi a fine 1964 per assistere l’anziana madre, desiderosa di vivere nel Palazzo Mancini i suoi ultimi anni.

Nel contempo inizia ad insegnare nelle scuole medie lingua francese e materie letterarie.

Dal 1968, conseguita l’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche ed economiche, insegna tali discipline negli istituti tecnici e professionali di Sora (Cesare Baronio), Cassino, Frosinone (ITGC Leonardo da Vinci, Geometri e Ragionieri), Ceccano (succursale dell’istituto frusinate Leonardo da Vinci). A Ceccano assume l’incarico di fiduciario del preside e poi vicepreside sempre rieletto dal collegio dei docenti e lo mantiene ininterrottamente per oltre un decennio. Nel contempo fa parte del consiglio di’istituto del Leonardo da Vinci nel quale risulta essere il primo eletto della componente docenti la quale comprendeva oltre 100 insegnanti, divisi nelle tre sedi di Frosinone, Ceccano e Ferentino.

Alla fine degli anni ’70 promuove e realizza la costituzione dell’Istituto Tecnico Commerciale di Ceccano che da succursale del Leonardo da Vinci di Frosinone diviene Istituto autonomo con proprio preside. Sempre rieletto anche nei consigli d’istituto resta vicepreside con tutti i capi d’istituto Nicola Gatto a Frosinone, Giallongo, Redivivo e De Filippis a Ceccano.

Può ritenersi a ragione il fondatore dell’ITC di Ceccano come possono attestare coloro che lo coadiuvarono fortemente in quella fatidica impresa: i prof. Arditi, Cristofaro, Don Boni, Fabi, Celenza ecc. i suoi alunni Cesare Gizzi, Luigi Colafrancesco, Antonio Donvito, Pietro Tiberia, Antonio Bovieri e i genitori di alunni quali Fernando Marini e Fulvio Diana, colleghi e tanti altri; per citare solo quelli di Ceccano. Comunemente si diceva che circa l’ITC di Ceccano, il prof. Mancini era “un’istituzione”.

Procuratore legale e avvocato dal 1971 dallo stesso anno ricopre l’incarico di vice conciliatore e dal 1976 di Giudice Conciliatore di Ceccano fino al 1991. Alla fine degli anni ’60 è vice corrispondente da Ceccano del quotidiano IL MESSAGGERO.

Nel 1970/1971 collabora alle riviste IL BIVIO e L’ECO D’ITALIA dirette da Giuseppe Bonanni fino a che durano le pubblicazioni. Come avvocato civilista assiste in numerose vertenze il Comune di Ceccano e il consorzio ASI. Ma continua a collaborare con articoli e poesie a tutti i periodici pubblicati in Ceccano (ONDA NUOVA, IL PICCHIO, IL FABRATERNO, VERSO IL DUEMILA).

Dopo aver fondato nel 2001 L’INCLITO ROMPICLUB, associazione protagonista di numerose iniziative e battaglie tra le quali quella memorabile per impedire la creazione di una discarica di rifiuti nel territorio di Giuliano di Roma, nonché quella per accelerare l’apertura della superstrada per Terracina, pubblica e dirige due numeri unici di notevole successo: l’Ariete Strarompi e il Cipiglio Furente. Membro attivo di varie associazioni ceccanesi, come i Fabraterni e gli Amici della montagna. Nel 2001 ha pubblicato un volumetto di poesie dal titolo GODI CECCANO e ancor prima in ricordo della sua sposa la monografia AMORE E TIMORE SOPRATTUTTO AMORE. Le sue migliori poesie in romanesco attendono la pubblicazione pur essendo già in allestimento col titolo ARIECCHIME ROMA, con copertina da tempo preparata dall’arch. Maurizio Daponte (MADA) l’Inclito Club è noto a Ceccano, Roma e non solo, per le pubblicazioni curate da CLAM E MADA, in occasione della festa della Donna.

  1. Altri incarichi ricoperti nell’insegnamento: membro di commissione d’esame e presidente in Roma, Latina, Terracina, Sora, Frascati.

Presidente di seggio elettorale varie volte in Roma, Frosinone, Cassino e Sora. Negli anni ’90 viene eletto consigliere dell’Associazione ex alunni del liceo Virgilio, carica dalla quale poi si dimette, prevedendo che l’associazione si scioglierà, come in effetti avvenne. Ma ora sta ricostituendosi e già gli venne proposto qualche incarico in essa.

A chiusura di questo scritto esprime la speranza di essere ricordato come poeta (soprattutto per le poesie romanesche e le sue “Cronache umoristiche in versi”) e in Ceccano per quanto da lui profuso per la creazione dell’Istituto tecnico Commerciale e l’espansione di questa scuola e dotarla di un edificio proprio.

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Federica Angeli, la verità è di tutti

Federica Angeli non è una finzione. E’ vera come lo sono i veri giornalisti d’inchiesta. E’ vera quando, ospite della rassegna estiva promossa dall’amministrazione comunale di Veroli e dalla libreria Ubik, intervistata da Igor Traboni, spiega per filo e per segno un’esistenza privata del bene più prezioso: la libertà, cui è stata costretta a rinunciare insieme al marito e ai suoi tre figli per aver raccontato il sistema mafioso che da anni  si espande in tutto il litorale romano. Sulle colonne de La Repubblica si è fatta la professionista; nella vita, dopo essere stata sequestrata e minacciata all’interno di un bar di Ostia dal capo del clan Spada, è nata la donna. Nel suo libro A mano disarmata spiega entrambe, la giornalista che non si è fermata nemmeno quando le minacce hanno coinvolto direttamente i familiari, e l’altra Federica, quella delle paure e dell’incredibile coraggio. Anche di fronte al muro di diffamazione cui è stata sottoposta per il suo lavoro, perché si sa, la nostra è l’età del discredito: per colpire un professionista è sufficiente attaccarne la credibilità. Nel libro di Federica Angeli c’è tanto, di emozionale e di vissuto, ma c’è anche tanto, tantissimo di verità con riscontri offerti dai documenti. Una verità che parte da Ostia e che da Ostia si allarga a macchia d’olio, sfiorandoci tutti. Chiamandoci ad un’assunzione di responsabilità. Anche sul nostro territorio.

Come? Nel libro di Federica Angeli la risposta è racchiusa nella citazione omaggio al giudice Paolo Borsellino ucciso il 19 luglio 1992.

citazione borsellino

Ci tolgono anche la centrale del 118?

ambulanza (1)

L’abbiamo già visto fare. In silenzio, senza lasciar trapelare molto nelle fasi organizzative per poi ritrovarci, a cose fatte, di fronte l’ennesimo servizio che la provincia di Frosinone perde. Senza possibilità di tornare indietro. La faccenda già nell’intitolazione non lascia ben sperare visto che l’istituzione dell’Uoc Sues Latina-Frosinone, accorpamento già formalizzato a livello amministrativo, potrebbe regalare a Latina la sede fisica della centrale operativa Ares 118. Che significa in parole semplici? Tanto per cominciare che saranno migliaia gli spostamenti di personale e utenti e mezzi lungo l’unica arteria di collegamento tra le due province: la famigerata Strada Regionale ‘Monti Lepini’.

A vantaggio di una scelta operata a favore del territorio pontino si avanzano, ovviamente, le solite questioni numeriche, quelle che riguardano cittadinanza, posizione geografica, magari anche occasioni logistiche, che fanno sempre comodo al momento opportuno.

Non bisogna essere titolati per capire che, invece, la scelta è soprattutto politica. Questa volta, l’ennesima volta, a danno di un territorio che evidentemente non è in grado di raccontarsi e contarsi nelle sedi opportune. Anche perché chi dovrebbe portare sui tavoli istituzionali le ragioni di una provincia in affanno? I rappresentanti sindacali che sempre per effetto dell’accorpamento in atto da tempo sono tutti della provincia di Latina?

Lunedì 16 luglio alle 10, davanti la sede Ares 118 di Frosinone, i gruppi di Fratelli d’Italia e di Gioventù Nazionale hanno indetto un sit in contro l’accorpamento. Sarebbe utile, al di là di ogni appartenenza politico ideologica, che tutti gli eletti del territorio partecipassero e riportassero nelle diverse sedi istituzionali l’appello che arriva dalla provincia di Frosinone.