La Ceccano antica nei disegni di Lorenzo Cecconi, allievo del Tiratelli

di Luigi Compagnoni

La straordinaria vicenda che vide sul finire dell’Ottocento, famosi pittori italiani interessarsi a ritrarre nei loro quadri scene di vita in costume della Ceccano dell’epoca, angoli caratteristici del paese o i paesaggi della circostante campagna, offre continuamente nuovi spunti di studio e approfondimento.

La figura artistica principale attorno al quale ruota l’interesse di altri pittori a spingersi oltre Roma e alla sua campagna per dipingere scorci di un paese della Ciociaria è rappresentata da Aurelio Tiratelli che a Ceccano strinse un forte legame con la comunità come testimoniato dalle tante opere che qui realizzò.

Tiratelli esordì come scultore ma ben presto passò alla pittura riscuotendo sempre maggiore successo oltre che dal pubblico anche dalla critica e strinse forti rapporti con tanti pittori suoi contemporanei come Pio Joris, una delle figure più importanti nel panorama della pittura romana dell’Ottocento, in particolare nell’ambito dell’esperienza della pittura di paesaggio. Di Joris, cognato del Tiratelli avendone sposato la sorella Sofia, è noto al pubblico l’acquerello dal titolo “Scorcio di Ceccano” che ritrae un angolo dell’attuale Largo Tommasini. Tra gli altri pittori che soggiornarono a Ceccano occorre ricordare Stefano Donadoni appartenente alla corrente del Vedutismo, genere pittorico che si occupava di paesaggi o di città riprese dal vero, che rappresentò con splendidi acquerelli la campagna nei pressi di Ceccano oggi di difficile localizzazione. Infine, Scipione Simoni uno dei fondatori dell’associazione degli acquerellisti romani, autore di magnifici acquerelli realizzati nel 1893 che raffigurano scorci ancora oggi perfettamente identificabili in via S. Antonio, nel cuore della parte più antica di Ceccano.

Ma Tiratelli ebbe anche tanti allievi e tra i più noti ed apprezzati va senz’altro annoverato la figura di Lorenzo Cecconi (1863-1947) egli entra a far parte giovanissimo dei “XXV della campagna romana”, un gruppo formato da 25 artisti accomunati dal gusto di ritrarre dal vero la natura. Tale compagine fu sciolta nel 1934 dal fascismo. Nell’ottobre 1883 Cecconi è presente a Ceccano e realizza 4 disegni tutti a matita che pubblichiamo in anteprima dopo averli acquisiti da una casa d’arte di Milano, di cui 2 rappresentano angoli del centro storico e due con soggetti di natura floreale. Soprattutto le due vedute del centro storico sono state particolarmente interessanti per la ricerca e riscoperta dei luoghi dove il pittore eseguì questi mirabili disegni “imprigionandone” la bellezza e autenticità che ancora -a tanti anni di distanza- ci affascinano.

Ebbene il luogo è ubicato sulla parte finale del percorso carrabile dell’attuale via Porta Abbasso prima di proseguire su via del Montano Vecchio (sulle vecchie mappe catastali è riportata come via Quattro Cantoni) radicalmente cambiata sia per le pesanti distruzioni dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale e sia per le esigenze dello sviluppo moderno in particolare per la realizzazione di slarghi necessari per il passaggio e parcheggio di autovetture.

Dal confronto tra la situazione dell’epoca e quella di oggi si è rilevato che la sagomatura della scalinata è la stessa anche se i gradoni sono stati ricoperti di asfalto rispetto all’originaria pavimentazione in ciottoli di pietra mentre intorno sono scomparsi gli edifici che coronavano il piccolo slargo rappresentato dalla matita del Cecconi, particolarmente emozionante è stato individuare alcune pietre sul muro soprastante che sono rimaste identiche a quelle ritratte nel 1883! Altra annotazione interessante è la sagoma del piccolo campanile sullo sfondo forse potrebbe identificare l’ubicazione della chiesetta di S. Antonio di cui oggi è completamente scomparsa ogni traccia a seguito dei rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei decenni e delle nuove costruzioni.

Per il secondo disegno a matita  di un angolo del centro storico, realizzato  sempre nell’ottobre del 1883, è stato impossibile localizzarne il luogo anche se sicuramente ubicato nelle  adiacenze , ma nel contempo è  interessante la rappresentazione grafica di un elemento tipico dell’architettura civile  del Medioevo ,oggi quasi del tutto scomparso nel centro storico, il profferlo, che consentiva tramite una scala esterna  di raggiungere i piani sopraelevati mentre al di sotto con un apertura di solito ad arco si accedeva al piano terra destinato  a bottega , a cantina o più raramente a stalla.

In definitiva è attraverso la visione e la lettura di questi straordinari disegni che rappresentano una testimonianza di grande valore culturale per l’interesse che il paesaggio ed in particolare il centro storico offrivano agli artisti, che si rilevano ancora oggi aspetti di una comunità raccolta attorno al suo cuore antico, funzioni e significati che nello sviluppo moderno sono stati persi completamente.

Sarà possibile nel futuro , al di là delle ricerche storiche e culturali attuali ,  pensare o ipotizzare di poter riutilizzare i fabbricati abbandonati o le piazzette della parte antica di Ceccano ad uso abitativo, recuperare le  piccole botteghe o laboratori artigianali con destinazioni per attività culturali o sociali per dare nuova vita al centro storico recuperandone l’antica bellezza come emergeva  dai pennelli o dalle matite di Tiratelli, Joris, Donadoni, Simoni ed infine da Lorenzo Cecconi?

Nota: i disegni a matita di Lorenzo Cecconi realizzati nell’ottobre del 1883 sono di proprietà dell’Arch. Luigi Compagnoni, se ne autorizza la riproduzione o divulgazione previa citazione della provenienza.

La battaglia di Ceccano nel maggio del 1944 nel filmato del corpo di spedizione francese (CEF) durante l’attacco sul versante sud del centro abitato

Il ripiegamento dei reparti dell’esercito tedesco, dopo lo sfondamento della linea Gustav con la conquista di Montecassino il 18 maggio 1944 da parte dei soldati polacchi, avviene progressivamente con successive linee difensive di arretramento con lo scopo principale di rallentare, il più possibile, l’avanzata delle armate alleate e consentire al resto delle truppe germaniche di poter raggiungere Roma e successivamente il nord Italia.

Nel territorio compreso tra Cassino e Frosinone (distanti in linea d’aria poco più di 40 km.) i tedeschi formeranno ben 5 linee difensive ed appunto sull’ultima, costruita attorno al centro abitato di Ceccano, le armate alleate troveranno uno degli ostacoli maggiori prima di poter compiere l’ultimo balzo verso la conquista di Roma.

I tedeschi, già presenti nella cittadina fabraterna all’indomani dell’armistizio, vi insediano nei mesi successivi reparti logistici di supporto e rifornimento alla battaglia Cassino – che durò circa 4 mesi –  e, sfruttando l’orografia del territorio strutturano una linea difensiva con un andamento  semicircolare, posizionando i capisaldi sulle maggiori alture che circondano il centro abitato in grado pertanto di mettere sotto controllo sia le strade provenienti dal versante Sud (Cassino e i monti Ausoni), ma anche il versante Ovest che guarda il passo della Palombara, nodo strategico di collegamento tra la valle dell’Amaseno e la valle del Sacco.

Le forze alleate, superando di volta in volta le successive linee difensive approntate dai tedeschi in ripiegamento, arrivano sul territorio ceccanese all’indomani della battaglia di Campo Lupino, la quota più alta di Monte Siserno, la montagna che funge da spartiacque tra i paesi di Castro dei Volsci, Villa S. Stefano, Giuliano di Roma e Ceccano.

I soldati della 4^ Divisione di Montagna marocchina procedono sulla cresta del Siserno con l’obiettivo di conquistare Giuliano di Roma e, successivamente, l’importante passo della Palombara mentre altri reparti del CEF (2^ Divisione e i Cacciatori d’Africa della 1^ Divisione) a cui si sono aggiunti reparti militari americani si dirigono su Ceccano su due direttrici, la prima proveniente da Colle del Vescovo, Bosco S. Ermete e via Gaeta, e l’altra dalle contrade di Maiura e Badia.  Questi reparti appartengono alla V^ Armata alleata – comandati dal generale Mark Clarke – e il settore a loro assegnato è sulla riva destra del fiume Sacco, mentre sul versante opposto operano i reparti dell’VIII^ Armata al comando del generale Oliver Leese, costituita principalmente da soldati Canadesi.  

Per capire la complessità dell’attacco abbiamo riportato graficamente sulle foto aeree, scattate dall’aviazione americana nel gennaio del 1944, l’ubicazione dei capisaldi della linea difensiva tedesca e le direttrici di attacco dei reparti alleati. Tutte le descrizioni dei feroci combattimenti avvenuti nel territorio di Ceccano nei tre giorni di fine maggio fanno riferimento, oltre alle ricerche storiche citate in bibliografia, ai diari di guerra di due ufficiali il primo del Capitano Malavoy dell’VIII° Reggimento dei cacciatori d’Africa del CEF dal titolo “Du Niger au Danube” e il secondo, anch’esso importante, per poter ricostruire le varie fasi della battaglia, dal Colonnello Goutard  dal titolo “Dans la campagne d’Italie”.

Oggi, grazie a inedite riprese filmate rese disponibili dal servizio di produzione e archivio fotografico e audiovisivo del Ministero delle forze armate Francesi, è possibile sviluppare nuove riflessioni e considerazioni sulle manovre di attacco che consentirono ai soldati del CEF alla fine di superare la linea difensiva predisposta dai tedeschi anche se a costo di numerosi caduti.

Il filmato, ad opera del cineoperatore Raymond Mèjat dal titolo “La campagna d’Italia: avanzata francese verso Roma”, mostra il cannoneggiamento sul versante sud del centro urbano di Ceccano, anche se le didascalie lo indicano semplicemente come “village” ma sono perfettamente identificabili nell’abitato: il castello, il serbatoio sulla sommità di via Santo Stefano ed in basso a sinistra del filmato un edificio di notevole mole che abbiamo individuato nel palazzo Marella ubicato all’inizio dell’attuale via Giacomo Matteotti. La posizione del cineoperatore francese è localizzabile nella zona situata sul crinale di colle Ciarletti (via Due Cone nella toponomastica comunale odierna), sicuramente era affiancato da ufficiali osservatori che permettevano di inviare le coordinate di tiro agli artiglieri posizionati sulle retrovie, le colonne di fumo dei colpi di artiglieria che si alzano nell’abitato individuano le zone colpite in corrispondenza della attuale Madonna della Pace e della Madonnella-Rifugio. Si tratta di un cannoneggiamento senza il supporto dell’aviazione è quindi un’azione militare per cercare di colpire le postazioni tedesche, al contrario dei numerosi bombardamenti alleati che nei mesi precedenti distrussero gran parte del centro storico, ma senza grandi risultati strategici.

Ancora più completa fu la difesa del versante Est per contenere l’avanzata dei reparti della VIII^ Armata alleata. I tedeschi fecero esplodere con le mine il ponte sul fiume Sacco e i circostanti edifici, in particolare lo storico palazzo Berardi, e resero impossibile il passaggio dei fucilieri e dei carri armati Canadesi su quel lato. La stessa strategia venne utilizzata dai tedeschi per bloccare l’accesso  al centro urbano da via Gaeta attraverso la zona della Madonnella (oggi via del Rifugio) facendo crollare gli edifici su via Principe Umberto e Viale Littorio (oggi Viale della Libertà) che di fatto  rese impossibile l’avanzata ai mezzi corazzati del CEF  su quella direttrice,  ostacolata anche dalla presenza  di estesi campi minati che impegneranno i genieri francesi in complesse azioni di bonifica sotto il tiro nemico.

Resta pertanto solo l’attacco delle fanterie sul versante Sud e dopo la martellante azione dell’artiglieria come testimoniato dalle immagini del filmato, i soldati franco-marocchini sfondano la linea difensiva tedesca in due distinte battaglie, nella zona del colle del Boschetto con tre attacchi successivi  e in prossimità di colle Sant’Arcangelo nel sottostante bosco dei Tocchi, le descrizioni degli scontri all’arma bianca sono particolarmente cruenti e nei resoconti delle battaglie non si menzionano prigionieri ma solo il numero dei caduti da ambedue gli schieramenti. La sera  del 29 maggio  il colonnello tedesco Wolf Ewert ordina il definitivo ripiegamento delle  forze tedesche e  la mattina del 30 i primi soldati del CEF potranno entrare nella città senza incontrare ulteriore resistenza.

La battaglia a difesa di Ceccano, ultima linea difensiva Tedesca prima del definitivo ripiegamento su Roma, impegnerà le due armate alleate in 3 giorni di durissimi scontri per la conquista dei capisaldi e del centro urbano. Il dato temporale è ancora più significativo per la durezza dei combattimenti degli eserciti in campo se si considera che per conquistare pochi chilometri furono necessari ben 3 giorni, mentre per arrivare definitivamente a Roma – distante 60 km. – ne basteranno solo 4!

Luigi Compagnoni

Riferimenti bibliografici:

Le vicende militari relative alla battaglia per la conquista del centro abitato di Ceccano sul finire del mese di maggio del 1944   da parte delle truppe alleate della V^ e VIII^ Armata e del corpo di spedizione francese in Italia (sigla abbreviata: CEF) sono state ampiamente raccontate e descritte nel passato   da minuziose e articolate ricerche da parte degli storici e ricercatori locali, che cito in ordine cronologico:

  • Prof. Giovanni Ruspandini  “Il mondo sembrava fermo” edito dall’Amministrazione  Comunale di Ceccano ,  pubblicato nel 2006  ; 
  • Prof. Gianluca Coluzzi “Ceccano e la  guerra 1944-2014” con la collaborazione  degli studenti del Liceo Scientifico  di Ceccano, pubblicato nel 2014  avvalendosi anche di  testimonianze dirette  di persone  che furono  presenti   ai tragici fatti che sconvolsero  la popolazione locale;
  • Prof. Angelino Loffredi e Lucia Fabi “Il dolore della memoria: 1943-1944” pubblicato nel 2016;  

Alla  presente ricerca hanno collaborato  :

  • Raniero Compagnoni per la ricerca documentale presso il centro di comunicazione e produzione audiovisiva della Difesa Francese – ECPAD;
  • Francesca Aversa per l’elaborazione grafica sulle foto aeree del 1944 della battaglia di Ceccano;

Nota: il filmato è stato acquistato dall’archivio ECPAD-Ministero della difesa Francese dall’Arch. Luigi Compagnoni, ne è consentita la divulgazione previa citazione delle fonti di provenienza;

“Diversa…mente in campo”, lo Sport come strumento di solidarietà e inclusione

Ogni tanto accade anche nello sport di assistere a singolari e straordinarie manifestazioni come quella tenutasi lo scorso 18 Dicembre presso il Bocciofilo Parco Fitness di Patrica dove, a competere e a vincere sono soprattutto la comunanza e il sostegno.
Stiamo parlando della Manifestazione denominata “Diversa…mente in campo” nella quale, attraverso l’organizzazione del Circolo Bocciofilo Badia, si sono “sfidati” nel gioco delle bocce tra sorrisi e pacche sulle spalle atleti paralimpici provenienti dalle strutture sociosanitarie della Citta di Ceccano e dall’intero territorio provinciale.


Al termine degli incontri gli atleti sono stati premiati con medaglie consegnate dal Presidente Del Brocco, dai rappresentanti dei Comuni di Patrica e Ceccano e dagli sponsor che con il loro impegno consentono la realizzazione e svolgimento di tali manifestazioni.
Il Presidente nel suo intervento finale ha voluto esprimere il ringraziamento proprio e di tutta l’Associazione per tutti coloro che a vario titolo collaborano costantemente con l’Associazione, con una menzione speciale per gli amici della ABB Sace che quest’anno si sono aggiunti per l’organizzazione della Manifestazione e che da anni sono lodevolmente impegnati in tante iniziative sociali sul territorio.
Alla solidarietà e inclusione che hanno caratterizzato l’evento, si è aggiunta infine “l’accoglienza” fornita da Don Sebastiano, Parroco del Santuario di Santa Maria a Fiume in Ceccano, che ha dato ospitalità e ristoro in un pranzo natalizio a base di polenta e salsiccia agli atleti e a tanti altri amici condividendo con essi un gesto di convivialità attraverso l’augurio natalizio di cementare e implementare lo spirito di unione e di solidarietà che contraddistingue manifestazioni come “Diversa…mente in campo”.

L’augurio per il nuovo anno è che si consenta a questa disciplina, inclusiva e amata da tutte le fasce di età, di tornare ad avere delle strutture e dei luoghi cruciali per il suo svolgimento a tutti i livelli.

Campionato Italiano BBQ, un team ceccanese al 4° posto!

Il 14 e il 15 dicembre scorsi, presso il Barbecue Paradise di Torino, si è svolta la finale del Campionato italiano di BBQ. Sono stati due giorni appassionanti e molto combattuti. In rappresentanza della Ciociaria si è presentato l’esordiente Zio Team Barbecue, che si è classificato al quarto posto. Un risultato incredibile considerato che il gruppo era alla prima partecipazione. Questo sorprendente risultato è stato preceduto da un terzo posto nella classifica generale del centro-sud Italia.


È stato un percorso lungo e impegnativo, il campionato infatti è iniziato in primavera ed è terminato a dicembre; la passione per il BBQ e l’amicizia che lega i membri del team ha fatto da stimolo e collante. I nostri campioni capitanati da Cesare Masi (soprannominato Zio Vittorio, da cui il nome del team) sono Antonio Del Brocco, Vittorio De Sanctis, Angelo Peli, Dino Savo, Dario Del Brocco, Luca Del Brocco, Giuseppe Masi;  dopo questi grandi successi iniziano a prepararsi per il prossimo campionato che riserverà delle sorprese anche per il nostro territorio. Grazie all’impegno dello Zio Team Barbecue, infatti, una delle Fire Battle del prossimo campionato centro-sud Italia di BBQ si svolgerà a Ceccano e vedrà la presenza di team provenienti da tutta Italia. Il capitano Cesare Masi ringrazia sentitamente tutte le persone che li hanno seguiti e accompagnati con calore e partecipazione in questo incredibile esordio e da appuntamento per le prossime gare.

Dicembre 1934, buon compleanno al “Dante Popolla”!

Nel corso degli anni ha cambiato il nome, ma mai la sua identità! Dal campo sportivo “Dux”, a  “Comunale”, fino all’intitolazione a “Dante Popolla”, tragicamente scomparso nell’affondamento, nel mare antistante Siracusa, del piroscafo “Conte Rosso”, che trasportava  2727 soldati sul fronte africano il 24 maggio 1941. Fatto sta che quel signore che padroneggia  lungo le sponde del Sacco in questi giorni ha compiuto 90 anni! Inaugurato il 9 dicembre 1934 con la partita amichevole Lazio–Frosinone, terminata 6 a 3 per i biancocelesti, quella struttura ha accolto centinaia di tifosi ed è stato teatro di altrettante emozioni nel corso della sua lunga vita .

L’ articolo che racconta la partita inaugurale del campo sportivo ceccanese è consultabile  nell’archivio “LazioWiki” e, scorrendo le formazioni, l’attenzione non poteva non andare al  nome del più grande centravanti della storia del calcio italiano: Silvio Piola, campione del  mondo nel 1934 e detentore di record ancora oggi ineguagliati se non in parte: maggior numero di reti (274) in Serie A; record di marcature in una singola partita (6) uguagliato  solo da Omar Sivori; calciatore più anziano a vestire la maglia della nazionale prima di Dino Zoff (a quasi 39 anni in Italia–Inghilterra nel 1952). Quel giorno a Ceccano Piola realizzò una doppietta di cui uno su rigore ed è bello ricordare che il nostro campo fu tenuto a battesimo  da uno dei calciatori più iconici della storia del pallone. Nella formazione della Lazio spiccava,  tra gli altri, un nome particolarmente importante del calcio moderno: Gipo Viani, che ai più giovani dirà poco ma che viene annoverato tra gli innovatori ante-litteram della tattica, commissario tecnico della nazionale e di quella olimpica nel 1960, gli viene riconosciuta l’introduzione del ruolo del “Libero”, che fino ad allora non veniva contemplata nelle formazioni e chissà se proprio in quel giorno maturò la sua idea di arretrare un calciatore dietro i difensori! 

Inoltre, nell’articolo è curioso rilevare come i rapporti non proprio amichevoli tra i tifosi  ceccanesi con la squadra del Frosinone già esisteva fin dagli albori della storia calcistica  provinciale, scrive infatti il giornalista “ … neppure il fattore campo è stato propizio ai giocatori giallo-azzurri, perché gli sportivi ceccanesi hanno tifato grandemente per la Lazio, permettendo così a questa di non rinunciare anche al gioco duro …” 

Tornando al giorno inaugurale, l’unica foto da cui possiamo farci un idea di come si presentava quel giorno il campo è riportato sul libro dello storico Tommaso Bartoli, pubblicata sul suo libro “Cacio e calcio rosso-blu” nel 1996, la gradinata nord che ospita oggi i mitici ultras del Ceccano non era ancora stata realizzata e nel posto dei vecchi spogliatoi è presente una tettoia di una colonia solare intitolata a F. Avallone, e della tribuna centrale si scorge una pretenziosa colonna sormontata da un capitello ma, come racconta sempre Bartoli all’indomani della guerra le tegole e le colonne delle strutture furono trafugate per essere utilizzate come materiali edili nella ricostruzione di qualche casa.

Nell’immediato dopoguerra inizia un periodo d’oro per la squadra ceccanese, sotto la guida dell’industriale Annunziata, e il campo torna ai suoi splendori con la costruzione di spogliatoi al posto della colonia solare e addirittura una tribuna in legno in corrispondenza del lato fiume e il campo ospita amichevoli di lusso contro squadre di serie A e la squadra campione di Norvegia. A tal proposito è suggestiva – per l’immensa passione che animava i tifosi – la foto scattata durante l’amichevole con la Salernitana con gli spalti gremiti a tal punto che non erano riusciti contenere tutti e per tale motivo tanti si erano assiepati sulla collina del Pischitu Matarazzu – allora sgombro di abitazioni – e sui tralicci dell’alta tensione a testimonianza dello straordinaria partecipazione di pubblico.

Nel corso degli anni il campo ha visto altre imprese sportive ed ha visto esibirsi altri campioni, ha subito altre trasformazioni e ristrutturazioni con la realizzazione di moderni spogliatoi, impianti di illuminazione, posa di un manto erboso fino al recente nuovo manto di nuova generazione, ma da sempre ha costituito un punto fermo nel cuore dei tifosi e soprattutto ha alimentato i sogni di tanti ragazzi, e chissà che prima e poi, nei prossimi anni, qualche giovane promessa proverà ad emulare Augusto Ive che, dal campo in terra battuta del Dante Popolla  giocando nel torneo delle contrade nel 1962, riuscì ad esordire in serie A nel 1966 vestendo la maglia della Spal, ad oggi unico ceccanese ad aver giocato nella massima serie.

Ancora una volta buon compleanno al nostro stadio!

Luigi Compagnoni

Bocce, gli atleti paralimpici della Badia (Patrica) Campioni d’Italia

Abbiamo ancora negli occhi la gioia immensa dei nostri ragazzi, che domenica 16 giugno si sono laureati Campioni d’Italia nel Torneo Paralimpico per Società organizzato dalla FIB.

Non è facile esprimere a parole le sensazioni che abbiamo provato nel vederli competere con atleti abituati a quel tipo di palcoscenici, abituati a giocare in strutture importanti, ed è quindi stato realmente come se i nostri piccoli David avessero battuto dei grandi Golia. Una di quelle imprese epiche che nei tempi moderni solo lo sport ci sa regalare.

Andiamo con ordine in merito ai ringraziamenti, partendo proprio da loro, dai nostri Campioni d’Italia: Maria Laura D’Annibale, Vincenza Leone, Gianluca Panetta, Walter Vendittelli, Dino Savo e Arduino Rizzi, e con loro le famiglie, i medici, gli infermieri e tutto il personale delle Comunità “F. Basaglia” e “R. Priori” di Frosinone, del Centro Diurno di Isola del Liri, del Centro Diurno “Oltre il Muro” di Ceccano e della Comunità “M. Jones” di Ceccano. Tutti coordinati dal Dipartimento di Salute Mentale e Patologie da Dipendenza della ASL di Frosinone.

Proseguiamo poi con l’Amministrazione Comunale di Patrica, che ci segue sempre da vicino e ci ha messo a disposizione una struttura nel Centro Fitness delle Quattro Strade, consentendoci di sopravvivere con le nostre attività quotidiane, e la Bocciofila di Arce, che ha ospitato i nostri ragazzi per lo svolgimento delle gare casalinghe del Torneo. La mancanza di strutture a Ceccano continua a perpetrarsi nonostante l’impegno e la dedizione dei nostri volontari, che portano alto il nome di Ceccano nonostante della nostra città ormai sia rimasto soltanto il nome.

Infine, ringraziamo i nostri tecnici Antonio Del Brocco e Angelo Peli, che affiancano questi ragazzi da anni e hanno saputo instaurare con loro un legame che va ben oltre lo sport.

Un successo davvero storico, che ci fa sentire ora ancora più responsabili e determinati nella nostra battaglia per il miglioramento delle strutture sul territorio. Continueremo a chiamarci Bocciofila Badia Ceccano, ma è giunto il momento che Ceccano faccia la propria parte.

Bocciofila Badia Ceccano

L’ultimo sopravvissuto ai lager tedeschi, la straordinaria storia di Tommaso Pizzuti

Il 9 maggio scorso ha festeggiato il suo 106° compleanno, infatti è nato a Ceccano nel 1918, e attorniato dall’affetto dei suoi figli e dai numerosi nipoti è stato celebrato anche dall’Amministrazione comunale, con la consegna da parte del Sindaco di una targa ricordo. Parliamo di Tommaso Pizzuti, ancora in grado, nonostante qualche acciacco, di raccontarci la sua straordinaria vita che dura da oltre un secolo!

Le molteplici vicende familiari e lavorative che hanno contrassegnato la sua vita hanno, a nostro avviso, anche un risvolto storico eccezionale di rilevanza nazionale, infatti riteniamo che Tommaso sia tra gli ultimi, se non l’ultimo, sopravvissuti degli oltre 650.000 militari Italiani catturati dai tedeschi e internati nei lager nazisti dopo l’8 settembre del 1943.

L’incontro nella sua casa è stato particolarmente emozionante e rappresenta la degna conclusione delle ricerche che in questi anni abbiamo condotto nella ricostruzione  di una pagina storica per troppo tempo sottaciuta anche nella nostra città, le drammatiche vicissitudini dei militari che durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio, preferirono la dura prigionia nazista piuttosto che aderire alla Repubblica di Salò e che coinvolse 237 ceccanesi, come abbiamo raccontato in tante iniziative pubbliche, e 13 di essi perirono dietro i reticolati dei campi di concentramento.

Tommaso Pizzuti, come tanti giovani di Ceccano, allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu richiamato sotto le armi e arruolato in un prestigioso reparto dell’Esercito Italiano di stanza a Catania, il 24° reggimento di Artiglieria della Divisione “Piemonte”, e già il nome del reparto illumina il suo viso:” Noi avevamo i cavalli e non ci spostavamo a piedi!”. All’inizio delle ostilità belliche la divisione viene inviata in Albania e dopo alterne vicende i reparti rimasero dislocati nei territori di occupazione nel Peloponneso in Grecia, dove venne incaricata della difesa delle sue coste schierando le proprie unità a sbarramento del canale di Corinto e organizzando una serie di presidi intorno a Patrasso e nell’isola di Zante. La Divisione si sciolse definitivamente l’11 settembre, in conseguenza dei fatti che determinarono l’armistizio, e purtroppo per Tommaso, come per il suo compaesano Agostino Ciotoli, anch’egli arruolato nella stessa unità si aprì la drammatica prigionia in Germania che durerà fino al 1945.

Per comprendere meglio la vicende legate alla sua prigionia ci siamo basati sulla scheda dell’archivio LeBI    (consultabile  in rete sul sito Lessico Biografico IMI a cura dell’associazione nazionale reduci dalla prigionia in collaborazione con l’ambasciata della Germania a Roma). Tommaso risulta internato nello Stalag VI A (Campo di concentramento) ubicato nella città di Hemer, nella Ruhr, a pochi chilometri da Dortmund. Alla parola “Hemer” gli occhi di Tommaso hanno uno scatto e la ripete alcune volte:” ci portavano anche in altri posti distanti sempre a piedi per lavorare in fabbrica o in fattorie, e una volta che rientrammo al campo in ritardo fui obbligato per punizione a restare all’addiaccio con i piedi immersi nell’acqua per tutta la notte!”

 

Come sono state importanti, a proposito della storia dello Stalag V A le informazioni e le foto pubblicate sul sito “IMI-Internati Militari Italiani” consultabile su Facebook. In particolare c’è stata di aiuto la testimonianza   di Evelyn Vigato, nipote di un internato Italiano, che il 15 ottobre del 2021 ha visitato i luoghi dove si svolse la prigionia di Tommaso e di tanti altri militari italiani”. Oggi nella cittadina tedesca dove era ubicato il campo rimane la piazza pavimentata dove i prigionieri venivano radunati e fatti marciare. Le due casette frontali, oggi centro di informazioni, una volta erano sezioni di controllo all’ingresso del campo, dove si arrivava direttamente con il treno. C’erano sbarre tra l’una e l’altra. A destra al posto di tende e baracche si trova una collina residenziale. Qui riposavano gli internati, che poi, di giorno, si recavano presso le miniere e le fabbriche della Ruhr. Alcuni nelle fattorie dei paesi limitrofi. Russi e poi Italiani, i “traditori”, a loro spettava la sorte più amara. Al campo però c’erano anche polacchi, marocchini, indonesiani etc. Per i francesi la prigionia era meno dura. Nelle foto esposte nel museo c’è anche la razione del giorno, 250 grammi di pane nero e una piccola scodella di zuppa di rape e bucce di patata. 12 ore di lavoro al giorno più le ore di cammino. Letti a castello di legno e tende per la notte, tutti stipati l’uno accanto all’altro. Alcuni arrivarono a bere olio per sete e per cercare di porre fine alla sofferenza. Tanta era la disperazione. Dal 4 aprile del 1945 le truppe americane iniziarono ad accerchiare il campo per poi liberarlo progressivamente”.

A proposito della fame, sempre presente tra i prigionieri costretti a lavori estenuanti e marce forzate, lo stesso Tommaso ci racconta di come, durante i tragitti, cercavano di sfamarsi raccogliendo barbabietole e verdure varie mangiandole crude, per cercare di placare i morsi della fame ed in particolare ricorda un episodio: durante uno dei tanti spostamenti, la colonna dei prigionieri incrociò la carcassa di un gatto morto che veniva scansato a calci da chi lo precedeva. Tommaso, superando il disgusto, lo raccolse e lo infilò nella sua bisaccia, e dopo averlo scuoiato e bollito ne trasse un piccolo ristoro a dispetto dei suoi compagni che lo avevano evitato per un naturale ribrezzo! Dell’esperienza militare in guerra, la mente di Tommaso non conserva soltanto episodi dolorosi della prigionia, ma anche piacevoli come l’incontro con una ragazza siciliana di cui si era invaghito prima dell’invio al fronte albanese, o l’orgoglio di montare a cavallo come artigliere o ancora del commilitone del suo stesso paese.

In conclusione del bellissimo incontro di cui siamo stati testimoni, resta la consapevolezza di una straordinaria storia che merita il massimo risalto, anche attraverso l’attivazione, da subito, anche con il supporto dell’Amministrazione comunale e della Prefettura di Frosinone, delle procedure burocratiche previste dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il conferimento della medaglia d’onore agli Internati militari italiani, sarebbe un evento eccezionale nella storia della nostra città poter far avere il riconoscimento a Tommaso  come ultimo sopravvissuto di quella dolorosa e drammatica pagina di storia Italiana  

Luigi Compagnoni

Attiva…mente in campo, una giornata inclusiva

Torna Attiva…mente, l’evento benefico promosso dalla Bocciofila Badia Ceccano in collaborazione con la ASL di Frosinone. Lunedì 18 dicembre, dalle 9.30 alle 11.30 presso il bocciodromo del Parco Fitness, in località 4 strade a Patrica, avrà luogo l’evento Attiva..mente in campo, che vedrà coinvolti gli utenti dei centri diurni di Ceccano e Isola del Liri, delle comunità “Franco Basaglia e “Romolo Priori” di Frosinone e della comunità “Maxwell Jones” di Ceccano. L’evento è patrocinato dal Comitato Paralimpico del Coni, dalla Federazione Italiana Bocce, dalla ASL di Frosinone e dal Comune di Patrica, oltre ad avere la collaborazione della Rete delle Associazioni di Ceccano. Alle 11.30 avrà luogo la premiazione per tutti i partecipanti.

Tre giorni di “bisboccia” con la Bocciofila Badia Ceccano

Tre giornate dedicate alla socialità e al benessere con lo sport inclusivo per eccellenza: le bocce. Continuano senza sosta le attività del Circolo Bocciofilo Badia Ceccano, guidato dal vulcanico presidente Antonio Del Brocco, che nell’ultimo fine settimana ha visto condividere e divulgare la passione per la raffa e la petanque in tre contesti diversi.

Sabato scorso, presso la Fattoria Vetuscolana di Ceccano, una dimostrazione è avvenuta nel Villaggio dell’Amicizia con l’evento benefico “Una porta sul mondo”, nato con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore di un progetto di sostegno abitativo in Ruanda, in collaborazione con la Caritas Diocesana. All’evento hanno preso parte più di 100 ragazzi con disabilità, operatori e sostenitori, che hanno contribuito a raccogliere oltre mille euro per il progetto.

Domenica, presso il Parco Fitness di Patrica, ha avuto luogo l’evento “Facciamo Bis..boccia”, promosso stavolta proprio dalla Bocciofila Badia Ceccano, che gestisce in accordo con il Comune di Patrica una piccola struttura. Anche in questo caso decine di famiglie, amici, associazioni del territorio hanno vissuto momenti di convivialità misurandosi nelle due discipline delle bocce, raffa e petanque, imparando a conoscere uno sport che può mettere sulla stessa pista persone di tutte le età.

Questa mattina invece, sempre nel Parco Fitness, una mattinata speciale in collaborazione con la ASL e il Comitato Paralimpico di Frosinone.

Uno sport che unisce nonostante le difficoltà di praticare l’attività “in esilio”, visto che a Ceccano non esistono piste praticabili. Una lacuna che si spera verrà presto colmata a beneficio delle centinaia di persone appassionate di questa disciplina.

Augusto Ive, il racconto delle imprese sportive di un ragazzo ceccanese che arrivò a giocare in serie A

Le straordinarie imprese della squadra del Frosinone, che pur rappresentando un piccolo capoluogo di provincia per ben tre volte negli ultimi 8 anni è riuscito ad approdare in serie A, ci ha spinti a curiosare negli archivi per ricercare i calciatori nativi della provincia frusinate che nel passato sono riusciti ad esordire nel massimo campionato di calcio Italiano. I numeri non sono eclatanti, soltanto 19 calciatori, nella loro carriera sportiva, possono fregiarsi di essere scesi in campo nella massima serie, anche se quattro di essi (Giannichedda, Palombo, Ogbonna e Zappacosta) hanno avuto anche l’onore di vestire la maglia della Nazionale maggiore. Caso a parte la storia di Delio Onnis, nato a Giuliano di Roma, piccolo borgo della Ciociaria, dove la famiglia si era trasferita dalla Sardegna, che diventò una stella di prima grandezza nel campionato francese   senza mai giocare in Italia.

Le città che vantano il maggior numero di calciatori giunti in Serie A sono Sora, con ben quattro giocatori, e Pontecorvo con 2. Ceccano, la mia città, è presente con soltanto un giocatore, Augusto Ive, nato nella città fabraterna il 18 luglio 1944 ed esordiente in serie A con la maglia della Spal contro il Napoli il 6 settembre del 1965 allo stadio San Paolo.

Dopo svariati tentativi di contattarlo telefonicamente (Augusto vive a Santa Marinella e raramente torna a Ceccano), siamo riusciti finalmente ad incontrarlo grazie all’aiuto del cugino Antonio Mattone, e sono state due ore meravigliose di racconti, di aneddoti e personaggi sportivi che hanno fatto la storia del calcio italiano. Augusto ci ha travolti ed affascinati per la precisa ricostruzione della sua carriera, non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto per i rapporti umani che il suo carattere estroso ed aperto riusciva ad intrattenere con compagni, allenatori, presidenti e tifosi, che ancora lo acclamano a distanza di tanti anni.

Il suo entusiasmo contagioso ci ha consentito di ricostruire le sue origini ceccanesi, i suoi primi calci nelle giovanili della Roma, fino all’esordio in serie A e B nel giro di pochi mesi nella stagione 1965-1966 con le maglie della Spal e della Reggina ed infine gli ultimi anni della sua carriera.

Il padre Silvio, nato in Austria, militare di carriera, dopo l’8 settembre del 1943 si trova di stanza a Ceccano, inquadrato nel rinato esercito italiano di supporto alle truppe alleate, soprattutto nelle azioni di contrasto agli sbandati e contro le efferatezze delle truppe marocchine contro la popolazione. Qui si innamora della ceccanese Laura Filippi, e nel luglio del ’44 nasce Augusto in località Celleta, dove la famiglia della madre si era rifugiata dopo il passaggio del fronte. All’età di tre anni la famiglia Ive si trasferisce a Roma, presso la caserma Cecchignola, dove Augusto vive la sua infanzia rincorrendo come tutti i ragazzini dell’epoca una palla di stracci fino al giorno “fatidico”, quando sui muri quel quartiere San Giovanni viene affisso un manifesto della Roma Calcio, che organizzava presso il campo della Romulea un provino per i ragazzi. Augusto e i sui amici accorrono ma trovano centinaia di ragazzi e qui i primi aneddoti del racconto di Augusto: non ha le scarpe idonee, quindi gli prestano un paio di scarpini ma di due numeri più grandi.  Nonostante questo i suoi guizzi, il tiro bruciante e una tecnica innata nel trattare la palla non sfuggono agli osservatori tra la moltitudine dei ragazzi in prova ma, secondo inconveniente. Nel registrare il suo nome, un osservatore sbaglia il cognome e viene iscritto nella lista con il cognome Verzega. Per cinque mesi è impossibile rintracciarlo, fino a quando la perseveranza di un osservatore che era rimasto impressionato dal ragazzino lo rintraccia e finalmente Ive entra nel settore giovanile della Roma.

Nelle giovanili giallorosse diventa titolare e partecipa al torneo di Viareggio assieme ad altri giovani di belle speranze: Ginulfi, Carpenetti, De Sisti. Entra di fatto nel giro della prima squadra, in particolare per la stima dell’allenatore Masetti, che lo etichetta come un “nuovo Guaita” anche se al giovanissimo Augusto questo appellativo dice poco, non conoscendo i trascorsi del grande attaccante argentino nella Roma degli anni trenta fino ad arrivare a conquistare il titolo mondiale con l’Italia nel 1934! 

Nel 1962, appena diciottenne, ecco il ritorno a Ceccano sotto forma di amichevole della Roma Primavera contro la squadra locale, tornata in 1^ categoria dopo i fasti dell’Ex Annunziata Calcio degli anni cinquanta. L’emozione di quel giorno con la maglia della Roma nella città dove ancora aveva tanti amici e parenti traspare ancora oggi ma il legame è così forte con le sue radici che in quella torrida estate del ’62, Augusto non riesce a dire di no allo zio Leandro Mattone (vecchia gloria del calcio ceccanese) che lo invita a partecipare con la squadra della “Piazza” al Torneo Rionale, particolarmente sentito nella Ceccano calcistica dell’epoca. La “Piazza”, grazie ai suoi gol, vince il torneo ma Augusto, martoriato dai terzini delle squadre avversarie, avverte i primi problemi al menisco della gamba sinistra, che lo costringerà poco tempo dopo ad operarsi.

Questo gli costa parecchi mesi di stop e i dirigenti della Roma, cui aveva nascosto l’infortunio patito in un torneo amatoriale, decidono di mandarlo in prestito in serie C ad Avellino, dove si comporta bene soprattutto in coppia con Lucio Mujesan, vecchio compagno nelle giovanili della Roma. Le buone prestazioni gli valgono l’attenzione addirittura di Paolo Mazza, presidentissimo della Spal e già ex selezionatore della nazionale italiana nell’infausta spedizione nei mondiali del 1962 in Cile.

Approdato nella squadra estense, allora militante in serie A, Augusto si trova in compagnia di giovani di grande avvenire come Fabio Capello ed Edy Reja, ma anche di maturi giocatori come l’argentino Oscar Massei e Osvaldo Bagnoli. Sarà proprio Massei a mettere il giovanissimo ceccanese sotto la sua ala protettrice e Augusto addirittura verrà convocato come titolare (all’epoca non erano consentite sostituzioni) per la prima partita del campionato contro il Napoli, appena tornato nella massima serie. Ed ecco l’esordio, davanti ad oltre 70.000 persone, del giovane ceccanese, che ben si comporta anche se l’allenatore Petagna non lo schiera nel suo ruolo naturale, ma bensì gli ordina di marcare Juliano, l’elemento più tecnico del Napoli. Lo schema dà ragione all’allenatore fino a portare la Spal in vantaggio, ma il brasiliano Canè, in giornata di vena (autore di una tripletta) supportato da Altafini e Sivori alla fine riusciranno a far prevalere il Napoli   per 4 a 2. Subito dopo, ad Augusto si riacutizza il dolore alla gamba operata e preferisce così trovare più spazio nella Reggina in serie B, dove addirittura segna un bellissimo gol all’esordio contro il Monza (5 dicembre 1965).

Dopo aver superato le conseguenze di infortuni vari nella stagione precedente, anche se segnati dall’esordio in serie A e B, finalmente nella stagione 1966-1967 con il ritorno ad Avellino, una delle pretendenti alla vittoria finale del girone meridionale della serie C, trova la sua stagione migliore realizzando ben 15 gol, anche se Augusto rivendica altri 3 gol classificati come autoreti ma per leggere deviazioni dei difensori che ancora oggi lo fanno indispettire!

A proposito di questa bellissima stagione negli Irpini, da ricordare in particolare la partita contro il Frosinone al Matusa, nella quale Augusto regala ai tanti ceccanesi presenti sugli spalti per ammirarlo, una prestazione eccezionale seppur marcato da un vero e proprio mastino, Pietro Del Sette, realizza infatti il gol vittoria dell’Avellino, oltre a prendere un palo e vedersi annullata un’altra rete.

Dopo questa bellissima stagione ricca di gol, torna finalmente a Roma che dopo anni di anonima spera di tornare allo scudetto affidandosi al famoso allenatore Helenio Herrera. Augusto partecipa alla preparazione precampionato con altri giovani e finalmente esordisce con la maglia giallorossa, seppur in amichevole al Flaminio, contro la Ternana l’11 settembre 1968, la partita finirà 3 a 3 e   Ive pur comportandosi bene non avrà altre occasioni di giocare con la Roma.

Dopo la breve parentesi nella Roma inizia a girovagare per importanti piazze calcistiche, ma di serie C (Casertana, Potenza e Siena) e in serie D (L’Aquila, Angolana ed infine Lanciano). Ognuna di queste esperienze è contraddistinta da tanti ricordi e amicizie incancellabili, ad esempio a Siena, prima dell’incontro clou con l’Ascoli che valeva il campionato, l’estroso Ezio Vendrame, che giocherà poi con il Vicenza e il Napoli, con la sua chitarra e le sue storie terrà compagnia ad    Augusto e i suoi compagni fino alle quattro di mattina! I tanti scherzi con il mitico portiere Alberto Recchia, secondo Augusto uno dei migliori portieri da lui conosciuto, quando i portieri volavano da palo a palo e uscivano come kamikaze!  O ancora l’amicizia fraterna con Alfio Riti, nata ad Avellino e durata una vita… a Lanciano resta memorabile una sua cinquina durante la partita contro il Monopoli, impresa realizzata da pochissimi giocatori in Italia.

Nei tabellini da me trovati in rete la carriera di Ive termina nella stagione 1972-1973, appunto con la maglia del Lanciano per un totale di 9 stagioni tra i professionisti con 223 presenze e 43 reti realizzate. Il vulcanico Augusto mi ha poi raccontato la seconda giovinezza, sempre dettata dal suo amore sconfinato per il pallone, dopo essere stato assunto nella squadra aziendale della Maia Cat, dove successivamente lavorerà per circa 30 anni, continuerà a giocare e a segnare nei campionati dilettantistici laziali (Albano, Pomezia, Ceccano, Romana Gas e ultime stagioni con il Gerano e il Capena) fino alle soglie dei quarant’anni non disdegnando anche la partecipazione ai tornei amatoriali. Augusto ha anche frequentato il corso di Coverciano, ma di fatto non ha mai svolto l’attività di allenatore, restando un appassionato di tutti gli sport, anche della scherma, dove una delle figlie eccelleva, segue sempre la Roma e forse – aggiungiamo noi – un attaccante con il suo   scatto e tiro bruciante ancora oggi sarebbe servito!

Luigi Compagnoni