Visti a Venezia: The Sisters Brothers

The Sisters Brothers, di Jacques Audiard, in concorso a Venezia75. Di nuovo un western, dopo i 6 episodi di The Ballad of Buster Scruggs dei Coen. Il racconto di frontiera viene reintegrato (dopo la celebrazione di The Hateful Eight di Tarantino, certamente). Stavolta si tratta di un western di viaggio, girato da un autore francese. I due cowboy killer, i fratelli Eli (John C. Reilly) e Charlie Sisters (Joaquin Phoenix) sono al soldo del Commodoro. Sono due killer dal sangue freddo ma si beccano come due fratellini dodicenni. Charlie è lo scapestrato con manie di potere che beve whiskey fino a svenire, Eli, il più assennato, gira con uno scialle rosso che annusa romanticamente prima di dormire, è stanco di fare quella vita e acquista un primordiale spazzolino da denti e dentifricio con tanto di istruzioni per l’uso. Danno la caccia ad un’altra coppia, quella formata dal detective (Jake Gillenhall) che cita Thoreau e il chimico utopista che sogna una civiltà egualitaria a Dallas (Riz Ahmed) e ama la scienza. Interesse che lo ha portato a scoprire la formula di una sostanza che, disciolta nell’acqua, fa brillare le agognate pepite d’oro.
La corsa all’oro sconvolge le identità dei protagonisti, il loro precario equilibrio crolla con la punizione che arriva feroce e puntuale. E alla fine non resta che tornare a quello che erano, “reinfetarsi”in un bagno caldo o in un letto appena rifatto. Audiard, si basa sul romanzo di Patrick Dewitt, ma con un tono umoristico formidabile. Scene spassose si alternano a scontri a fuoco cruenti, la battuta si nasconde potenzialmente in ogni scena. Con una magnifica colonna sonora, The Sisters Brothers è un film sull’amore fraterno e sui sogni che siano di utopie irrealizzabili o di reale semplicità.

Roberta Fiaschetti

Visti a Venezia: Tel Aviv on Fire

In concorso nella sezione Orizzonti a Venezia 75, Tel Aviv On Fire. Film diretto dal regista palestinese Sameh Zoabi, racconta della vita non facile dei palestinesi oggi e lo fa con un sense of humour sofisticato e coinvolgente. Il protagonista Salam ( Kais Nashif) viene assunto come consulente per i dialoghi di “Tel Aviv On Fire” soap opera antisionista di spionaggio ambientata durante la Guerra dei Sei Giorni. Salam, costretto a spostarsi tra Gerusalemme e Ramallah dove sono gli studi televisivi, deve sottoporsi ai controlli dei posti di blocco e lì incontra il comandante israeliano Assi (Yaniv Biton), la cui moglie è una fan accanita della serie. Assi si appassiona a tal punto da intervenire nella scrittura degli episodi. Tra i due nasce un sodalizio artistico che porta Salam a diventare unico sceneggiatore della serie.
attraverso un esilarante gioco di intrecci tra trama principale e quella della fiction televisiva il doloroso passato riemerge. passato che in nessun modo si può dimenticare. Il film mostra dai diversi punti di vista, quello del giovane palestinese e quello del soldato israeliano, ciò che accade oggi in Cisgiordania e la possibilità di una convivenza pacifica.
“ Da cosa si capisce che due persone si amano? Dal fatto che si ascoltano l’un l’altra”, dice l’israeliano a Samal durante la stesura delle scene, è qui che va ricercato il messaggio di questa commedia intelligente.

Roberta Fiaschetti

Visti a Venezia: La noche de 12 años

La noche de 12 años, di Alvaro Brechner. Film assolutamente da non perdere, in uscita in Italia il 23 Novembre.
1973. L’Uruguay è governato da una dittatura militare. Una sera d’autunno, tre prigionieri tupamaro vengono sequestrati dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta. L’ordine è preciso: “Dato che non li possiamo uccidere, facciamoli diventare pazzi”. I tre uomini resteranno in isolamento per dodici anni. Tra loro c’è Pepe Mujica che diventerà presidente dell’Uruguay.

Roberta Fiaschetti

Visti a Venezia: The Ballad of Buster Scruggs

The ballad of Buster Scruggs è un’antologia western che rompe l’incanto dell’epopea hollywoodiana per eccellenza con l’humour nero dei Coen Brothers. Prodotto da Netflix ed ideato per una fruizione episodica, sei in totale, decostruisce il genere classico americano per antonomasia catapultando cowboy e diligenze nel presente. Le battute potenti che scatenano fragorose risate alla proiezione in Sala Grande a Venezia ‘75 (con la presenza dei registi e parte del cast), lasciano il passo a racconti più amari, come quello del freak show del ragazzo senza braccia ne gambe, interpretata dal bravissimo Liam Neeson. Tutti gli archetipi sono portati in scena, intrepidi cowboys che duellano, la rapina in banca, la caccia all’oro, la diligenza, gli attacchi violenti degli indiani. Tutto ci appare nuovo però, attraverso la poetica dei Coen, quel grottesco che contraddistingue il loro cinema. Come gli stessi autori hanno affermato: “Ci sono sempre piaciuti i film antologici, in particolare i film girati in Italia negli anni Sessanta, che mettevano insieme opere di diversi registi incentrate su uno stesso tema. Nello scrivere un’antologia di storie western, abbiamo tentato di fare la stessa cosa, sperando di ingaggiare i migliori registi attualmente in circolazione. È stata una grande fortuna che entrambi abbiano accettato di partecipare”.

Roberta Fiaschetti

Visti a Venezia: Roma di A. Cuarón

In concorso a Venezia 75 il commovente Roma di Alfonso Cuarón targato Netflix è un film-ritratto dell’ infanzia del regista. 1971, in bianco e nero, nel quartiere omonimo di Città del Messico girato con lunghi piani sequenza. La casa ricostruita con minuzia dei particolari è teatro della toccante storia di due donne rimaste sole. E quella della famiglia, o di ciò che ne rimane, con quattro ragazzini che giocano a sparare e a fare gli astronauti. La narrazione è affidata alla figura di Cleo (la formidabile Yalitza Aparicio) giovane domestica lasciata sola a portare avanti una gravidanza non voluta. La storia di Cleo si sviluppa in parallelo con quella della signora Sofia (Marina de Tavira) abbandonata dal marito traditore il Dott Antonio (Fernando Grediaga). Le due donne portano avanti le loro vite con grande forza, tra incursioni storiche come quella della violenta repressione nel 1971, di una protesta studentesca, e scene apertamente felliniane o tratte da film formativi per il regista come “Abbandonati nello spazio” di John Sturges. Roma ci fa peregrinare tra le mura di una casa, tra gli spari di una rivolta, per poi soffermarsi sugli oggetti insignificanti di una quotidianità ormai svanita nel passato.

Roberta Fiaschetti

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Il gruppo “Giovani Medici Frosinone” per la Valle del Sacco

Damiano Pizzuti

Dopo qualche settimana di inattività torno a scrivere di salute, prevenzione e buone pratiche nella società. Lo faccio presentando un progetto che mi sta molto a cuore, da mesi infatti i medici più giovani della provincia di Frosinone stanno parlando, facendo gruppo al fine di creare un sostegno concreto e tangibile alla terra che li ha visti nascere. Si tratta di professionisti under 40 che sicuramente avrete avuto modo di conoscere nei presidi di Guardia Medica, nei PAT o in qualche sostituzione dal vostro medico di famiglia.

Impareremo tutti a conoscere meglio i “GMF“, annuncio che è in lavorazione un sito completamente gestito da loro che si propone di fare informazione corretta riguardo pratiche mediche, patologie comuni, prevenzione e che cercherà di spiegare quello che giorno dopo giorno accade dal punto di vista sanitario nel nostro territorio. Ci tengo a precisare che tale gruppo è autonomo…

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Libri: Legata alla luna di Marco Dal Forte

Il bene e il male a volte si sfiorano, si incrociano, si mischiano. Nel nuovo libro di Marco Dal Forte Legata alla luna convivono addirittura e costringono il lettore ad orientarsi tra le pagine di una storia che fino alla fine provoca e lascia in sospeso. E’ un mondo, quello che Marco Dal Forte descrive senza lesinare dettagli devastanti, dove realtà e mistero confondono, stupiscono, terrorizzano quasi. Dalle prime pagine viene da chiedersi dove e come l’autore sia riuscito a tirar fuori così tanto. Perché c’è un dubbio che spunta rigo dopo rigo: siamo davvero convinti di riuscire a distinguere il bene e il male che incontriamo e viviamo tutti i giorni nel nostro quotidiano? L’intrigo è ammantato di immagini estreme, di esasperazioni, di protagonisti chiamati al sacrificio e di contrapposizioni tra reale e surreale che non smettono mai: c’è la luce e il buio, la fede e la tentazione, la guerra e la pace. Il lettore si trova sempre di fronte ad un doppio che incarna alla perfezione l’esistenza. Deve essersi divertito parecchio l’autore. Sembra quasi di vederlo, il cascinese, mentre scrive e se la ride…

Legata alla luna è la seconda fatica letteraria di Marco Dal Forte e arriva dopo il successo de La Matrice, opera di esordio dell’autore toscano. Registrato e archiviato con soddisfazione l’ottimo riscontro di pubblico del primo romanzo – arrivato senza troppe aspettative quando ad un certo punto della sua vita l’imprenditore ha deciso di mettersi alla prova con un romanzo storico e dal sapore romantico -, Dal Forte si è saputo reinventare in un genere completamente diverso. Vincendo la sfida di nuovo.

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SpazioLibero perché così ci hanno insegnato a muoverci. Liberi di poter chiedere, ma anche rispondere, liberi di poter raccontare una città, una provincia, un territorio, un mondo, da un punto di vista inedito, liberi di discuterne e di confrontarci; insomma, liberi di stare dove ci pare!